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mercoledì 6 dicembre 2017

NON ARRABBIARTI!

Giocando una partita di pallone con gli amici, qualche settimana fa, mi è capitata una cosa piuttosto strana, un sentimento che mi è uscito spontaneo e che mi ha spaventato un po'.
Un contrasto con un amico, la voglia di dimostrare di essere bravo nel controllare la situazione e allo stesso tempo voler rimediare a tutto con uno scatto d'ira, quasi per mettere in risalto una superiorità.
Nel momento in cui mi sono "ripreso" ho avuto paura, ho pensato che non era da me fare una cosa di quel tipo e tantomeno stavo dando un buon esempio.
Si sa però che certe emozioni non vengono mai per caso, deve esserci qualcosa dentro che ci morde e che ci punge a tal punto da scoppiare.
Qualche anno fa ricordo una persona che mi disse quanto il gioco fosse importante per capire il nostro stato d'animo in quel momento, cioè come vivevamo, e che tipo di tensioni (positive o negative) governavano il nostro essere.
La rabbia non è proprio un bel sentimento, perchè se non accudita sfocia in situazioni sgradevoli che rischiamo di non saper controllare, e purtroppo oggigiorno è molto facile imbattersi in notizie sgradevoli e tremende che riportano stati d'animo di rabbia. Certo non è paragonabile a ciò che ho commesso io, una cosa che oramai è piuttosto comune nel mondo dello sport, ma che non può assolutamente essere la normalità.


L'ultimo rapporto del Censis per l'anno 2017 ha evdenziato come il termine che è risaltato di più è RANCORE, mentre lo scorso anno era PAURA.
Il mio saggio professore di Sociologia ha analizzato come questi due sentimenti sono le prime due reazioni del malato di cancro: prima la paura e poi la rabbia.


Cosa viene dopo?

Difficile dirlo, non si può essere nè catastrofisti e nemmeno super ottimisti, bisogna che ognuno di noi muova qualcosa nella propria vita in positivo per poter cambiare, eliminando la grande tentazione del "Lascia perdere tanto non si può fare niente", perchè proprio quella potrebbe essere la fase della catastrofe societaria.

La seconda domanda è, cosa fare ?

Lc (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Rispondo con questo Vangelo che mi ha consigliato un amico, perchè anch'io ho bisogno di sapere come muovermi, perchè anche io nel mio piccolo voglio un mondo migliore. 
 Come diceva Ghandi " Dio non vuole che  sposti le montagne ma che ti prenda cura della pietra che ti è stata affidata"

Quindi amico ti dico una cosa "Non arrabiarti!" 

 

domenica 15 ottobre 2017

CATASTROFI O RINASCITA ?

Negli ultimi giorni mi imbatto sempre più frequentemente in profezie catastrofiche e illazioni sulla possibile fine del mondo.
Alcune di queste profezie sono autorevoli, impossibili da confutare per la grandezza e l'importanza delle persone che le hanno dette. Per questo mi diventa difficile poterle ridimensionare e trovare una visione di speranza.
Mi fermo un attimo e rifletto da povero peccatore quale sono "Perchè faccio parte della generazione della fine del mondo?", "L'andamento storico degli ultimi vent'anni è da reputare ad errori della mia generazione?".
A queste domande rispondo a stento ma mi sento abbastanza sicuro, lo so che sembra un paradosso ma è così.

Partiamo dai cambiamenti climatici. Sottolineiamo solo i pochi o assenti sforzi fatti dai potenti per questo tema, nessuno riflette su quei "piccoli" che stanno smuovendo "montagne" per avere un clima migliore, e ce ne sono tanti...  Perchè dovremmo essere una generazione fallita?

In secondo luogo penso alla preghiera. Molte sono le persone distanti da essa, tanti giovani, ma non penso che le cose fossero diverse un po' di anni fa.  E poi, è da considerarsi colpa della nostra generazione questo allontanamento dalla Preghiera? 

Per ultimo, ma non per ordine di importanza, le guerre e le violenze che ci sono in questo momento. Chi ha sbagliato in questa circostanza? I giovani che cercano lavoro e una vita dignitosa? I giovani che sono cresciuti provando un amore omosessuale non richiesto spontaneamente?  

Allora di fronte al grande amore di Dio per quale motivo la nostra generazione dovrebbe pagare per errori commessi da altri?

A questo io non ci sto! E ripiego sul Vangelo, su quel libro che più di ogni altra cosa ci dice e ci spinge ad una vita bella e gioiosa. 
Non posso accettare che si ascoltino profeti e affabulatori più della Parola. Oggi sembra che quest'ultima sia stata "messa al bando", contano altre parole, il Vangelo è roba vecchia.

Basterebbe formarsi un po' per capire che ci sono stati tantissimi profeti, anche menzionati nelle Sacre Scritture. Ognuno portava un suo pensiero, una sua idea, ma non sempre erano ipotesi reali.

Una sola è la Parola...

Matteo 24,32-35

32 Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l'estate è vicina. 33 Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte. 34 Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. 35 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno


Questa parte di Vangelo è molto delicata. Ognuno potrebbe interpretarla a modo suo, e anche i cosiddetti teologi e biblisti potrebbero approfondirla in base ai loro studi. Io certamente non sono adatto a farlo, ma quella frase "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno", per me è una sorta di respiro, di sollievo.
Potrebbero succedere tante cose, ma di sicuro c'è che "Le mie parole non passeranno".
Il Vangelo (da Evangelium) = BUONA NOTIZIA come possiamo annacquarlo di tristezza, lutti e catastrofi. Queste cose ci sono sempre state, da prima di Cristo fino ad oggi.

Non c'è una generazione che scampa da lutti e catastrofi, fa parte della vita, anche per errori dell'uomo stesso. Allora che fare in questi momenti?

Non posso avere una risposta , ma sento che oggi più che mai sia importante  fare pace con noi stessi.  Avere atti di gentilezza e di grazia verso le altre persone, anche quelle distanti da noi, mostrare loro che un mondo nuovo è possibile.
Siamo noi i primi testimoni, siamo noi che possiamo far rinascere questo mondo, nonostante catastrofi e violenze. 
Dovremmo rimanere legati e creare "spazi" di pace e di dialogo. Dove? Questo penso sia molto semplice: a casa, per strada, a lavoro, nello sport e anche nei social si può fare con parsimonia. Insomma nella nostra vita quotidiana, perchè è lì che incontriamo la gente, è lì che possiamo testimoniare il buono che c'è. 

Tutto questo, anche se i media non ne parlano, sappiate che già sta accadendo. 

"DIVENTI INVENTI" Niccolò Fabi


È stato un viaggio interstellare 
fino al centro della vita, 
fino al male che fa male, 
la ricerca più ostinata 
di quel bene esistenziale, 
che è cercare di piacersi 
e di riuscire a fare in tempo, 
io ci sono stato attento, 
ho provato a starci attento. 

Di venti in venti anni vado a capo, 
chiudo gli occhi e prendo fiato, 
ché mi bruciano le spalle 
per tutti i fuochi che 
ho acceso e poi dimenticato, 
ché non era per scaldarsi 
ma per prendermi una luce, 
puntare all'orizzonte, 
avere i desideri 
chiaramente scritti in fronte, 
mamma mia sono vent'anni, 
mi son distratto e son passati, 
ma i bilanci e le bilance lasciamoli pure 
ai nutrizionisti e alla pagine del Sole, 
non mi misurare, non mi calcolare, 
sono un’opinione, sono un numero irreale, 
il mio capitale vale solo mille vele, 
basta un po’ di vento e mi prendo tutto il mare, 
e naufragare 

Ma è stato un viaggio interstellare 
fino al centro della vita, 
fino al male che fa male, 
la ricerca più ostinata 
di quel bene esistenziale 
che è cercare di piacersi 
e di riuscire a fare in tempo, 
io ci sono stato attento, 
ho provato a starci attento. 

Fare assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri. 
Far assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri. 
Far assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri. 
Far assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri. 
Far assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri. 
Far assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri. 
Far assomigliare la tua vita ai desideri 
e ricordarsi di essere sinceri.


   

giovedì 24 agosto 2017

LA GIUSTIZIA DAL "DIVANO DI CASA"

Mi imbatto sempre di più in situazioni paradossalmente razziste. Tra un "Non sono razzista ma...", ad un "Si, sono razzista e me ne vanto". Un peregnirare di ignoranza tale che non avevo mai visto.
Stanno tutti ad aspettare che qualcuno sbagli per segnarlo sul "bloc notes" dei social.
Una volta durante una lezione il mio professore di storia disse: «Se non studiamo bene la storia non sapremo affrontarla, perchè lei tornerà e rischierà di trovarci impreparati».
Ed eccoci arrivati a quel momento, la storia ci sta trovando impreparati, tutti davanti ai nostri schermi di tablet e computer pronti a trovare un sito che ci dia ragione o ci metta paura, tutti pronti a segnalare sanzioni e violenze di persone che stanno solo cercando una vita migliore.

Un mese fa un comune della mia provincia ha chiamato a raccolta i cittadini in teatro per un incontro col Prefetto che aveva assegnato ad un albergo del posto l'accoglienza di circa una cinquantina di ragazzi. Molti cittadini,  senza ascoltare, hanno attaccato il Prefetto  contestando il fatto che cinquanta ragazzi sono troppi e che il paese non può ospitarli !
Ma cosa vuol dire? Che senso ha dire che sono troppi? E soprattutto, perchè?

Nessuno in questa società ha voglia più di ascoltare, nessuno ha voglia di leggere e tantomeno di conoscere qualcosa di nuovo. 
Questa situazione che si sta creando fomenta sempre di più l'ignoranza che si sta continuando a propagare nella nostra civiltà.

Non possiamo continuare a fare questo, se il fuoco brucia non  si può buttare benzina, e invece istintivamente è l'unica cosa che facciamo, continuiamo a buttare benzina anche inconsapevolmente.
Si trova il delinquente che ruba e tutti gli stranieri diventano delinquenti, un po' come dire che se in Italia c'è la mafia allora sei mafioso anche tu che stai leggendo.
Non può e non deve continuare così. Abbiamo già pagato più volte questo tipo di mosse. Dobbiamo cominciare a pensare, dobbiamo cominciare ad ascoltare.
La vera giustizia parte soprattutto da questi verbi: pensare e ascoltare. Ne sono convinto, perchè il resto non ha mai portato a nulla di buono.
Non posso giudicare un'etnia, un colore della pelle e una persona a caso, perchè se lo facessero con me sarei infastidito.
Qualche anno fa in  Italia erano gli albanesi ad essere menzionati "tutti uguali", oggi molti di loro hanno i figli perfettamente integrati nelle nostre scuole. Poi sono arrivati i Romeni, con tanto di appellativo di "ladri" e "ubriachi", oggi sono lavoratori in alcune aziende nostrane.

Insomma noi dalla storia non impariamo mai, ci facciamo solo i c... nostri. Perchè alla fine a noi interessa che il divano di casa rimanga intonso, e protestiamo solo quando succede qualcosa vicino a noi. 

DAL FILM "COSE DELL'ALTRO MONDO"
 


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.



 La donna Cananea non è accettata dai discepoli, la vogliono mandare via. Disturba il loro interesse ed è sconosciuta. Gesù allora li provoca: "Non sono venuto per lei, ma solo per voi" (in sostanza). Un modo per indispettirli e per entrare nel loro cuore. Quello che non siamo in grado di fare noi, non entriamo nel cuore, non pensiamo e non ascoltiamo. Avremmo fatto la stessa cosa dei discepoli? Io penso proprio di sì, noi giudichiamo a priori tutti! Facciamo la nostra giustizia e ci sentiamo soddisfatti.


 Questo giudice è famoso negli Stati Uniti perchè è meticoloso, Frank Caprio non è meticoloso nel senso che fa giustizia di "soldi", ma cerca la gisutizia educativa. L'amore risolve molte cose, ma noi non lo proviamo mai. Guardatevi e riguardatevi questo video per capire la differenza tra GIUSTIZIA e INTERESSE PERSONALE.

La nostra è GIUSTIZIA o INTERESSE PERSONALE? 

 

 


venerdì 7 luglio 2017

"NON SONO CAMBIATO" La tendenza a deluderci

Dopo giorni, mesi e anche anni in cui godiamo delle nostre crescite caratteriali e personali può bastare un minuto per ridimensionare tutto quello che avevamo pensato di noi.
La stanchezza, lo stress, la mancanza di affetto può portarci a cadere e a ritornare su errori che pensavamo aver eliminato. E se invece non fosse così ? Se si trattasse di qualcos'altro ?

Quando ero piccolo avevo paura della morte, è una cosa piuttosto normale per quella fase della vita, soprattutto nel momento in cui si viene a conoscenza dell'esistenza della stessa. Chiedevo con tutte le forze di non morire. Così sono cresciuto un po' ipocondriaco e per ogni piccolo segnale mi scattava l'allarme di probabili conseguenze negative. 
Crescendo, quando si fanno certe scelte e si vivono certe esperienze, la paura svanisce e la gioia può anche avere piccoli sprazzi invasivi, si può arrivare a coricarsi la notte e dire «Che bello, potrei anche morire adesso!...No, è troppo presto». Forse non ero convinto di questo, ma la serenità di quel piccolissimo istante era talmente tanta che non mi faceva avere paura.
Poi con il tempo bastano piccole cose , piccole apparentemente banali cose che ti fanno ritornare la paura. 

Certo non c'è solo un aspetto a deluderci, può esserci anche qualche altro fattore che pensavamo aver "sconfitto" e invece scopriamo essere tornato. A quel punto arriva come una serpe il senso della sconfitta, il senso di di non aver capito niente e di aver sbagliato tutto.


“Liberatevi della paura di fallire, della preoccupzione di riuscire, e sarete voi stessi. Rilassatevi. Non guidereste, come state facendo ora, con il piede sul freno.“ AdM

Ma come fare questo? Non è così semplice, perchè abbiamo sempre in mente noi stessi. L'egoismo ci invade, anche in maniera inconsapevole e quando crediamo di amare stiamo invece pensando solo a noi stessi, a ciò che è meglio per noi.


"Un'amica dottoressa mi ha confessato che l'80 per cento dei suoi pazienti soffre di problemi di depressione o solitudine. Depressione, dunque, è un altro nome del malessere profondo della nostra società. Una depressione che spesso è legata alla modalità con cui oggi si "gestiscono" le relazioni umane." ... "La depressione, secondo Anselm Grun, è qualcosa di molto simile alla "malinconia" su cui ha tanto riflettuto Romano Guardini. La malinconia è sostanzialmente una sete di Bellezza, che tu senti vicina ma non riesci a concretizzare nella tua vita; è un profondo desiderio di umanità che rimane frustrato. 
In questo senso, commenta Anselm Grun, il depresso "possiede una sensibilità speciale per la sua epoca", cioè soffre e patisce in maniera consapevole ciò che altri riescono appena a intravvedere. La grande sensibilità delle persone depresse può così "diventare una benedizione per il mondo": proprio perchè percepiscono in maniera più acuta certe problematiche, "possono indicare che cosa fa bene al nostro tempo"
Insomma , il depresso - colui che sente in maniera più profonda il disagio della nostra epoca - può diventare un profeta, offrendoci una chiave di lettura del nostro stesso malessere, che spesso viviamo distrattamente." Alberto Degan "Umani come Gesù"

"Sarete voi stessi" diceva De Mello, essere sè stessi non è non avere pensieri, non è nemmeno fregarsene, significa accettarsi, volersi bene. Solo in questo modo è possibile amare, e in questo modo è possibile vivere sereni e senza paure. E tutto sta nel fidarsi e affidarsi... ( DOVE MI PORTI? 5 Giugno 2017).

 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.   (Gv 10,10)

Nessuno è sconfitto in questa vita, ognuno di noi fa parte di un tassello importante ed è protagonista di questo meraviglioso e strano cammino.
Purtroppo il consumismo sfrenato, i social, i giornali ci invitano ad avere paura. Ce lo chiedono quasi imprecandoci " Vi prego , abbiate paura, sentitevi frustrati e inutili, sconfitti"


Ma non è così , tu sei importante e ogni tuo passo, avanti o indietro che sia, ha un significato preciso. Quindi non spaventarti e continua con fiducia ...Perchè siamo qui per avere vita in abbondanza.

lunedì 5 giugno 2017

DOVE MI PORTI?

Alle volte non è per nulla semplice, alle volte l'orizzonte o sembra in salita o pare non esserci proprio. In alcuni istanti ti senti addirittura debole ed indifeso e non sai che "pesci pigliare".
"Dove mi porti?" è una domanda di fiducia, alla Vita a Dio a qualcosa per cui abbiamo deciso di metterci in cammino. "Dove mi porti?" dov'è la mia casa? Il mio posto dove riposare?

Non è semplice ma credo possa esserci una "chiave", un modo per non dire basta, esiste e non è solo fatto di ciniscmo e motivazione, è fatto di fiducia e promessa.
La fiducia è un primo passo verso la conquista di una libertà insperata, fiducia nel futuro, nella Vita o come detto prima in un Dio che ci ama, sempre in qualsiasi istante. La fiducia è parte di un cammino , ma soprattutto è frutto di una scelta: « Decido di affidarmi a Te». Decido di affidarmi a quel Qualcosa che mi fa sentire a casa, anche solo per qualche breve secondo ma in cui sono sicuro di non "morire".

DIRE "SI"
Un giorno ero a letto, le lenzuola tremavano di paura e io con loro . Ero immerso in un panico che non sapevo che fine potesse avere , in qualcosa che forse era imbattibile e più grande di me. Non trovavo forza, mi ero completamente perso nei miei dubbi, nel mio futuro, nella paura di non riuscire più ad essere felice.
Ad un cero punto ho pensato a che strada avevo intrapreso, ma soprattutto a come l' avevo intrapresa. Mi ero "incamminato" per la strada di Dio, forse per comodità, forse per piacere e anche un po' per cultura, queste erano le verità.
Un istante e una voce mi richiama dentro "hai scelto?", "hai mai scelto Gesù come via da percorrere? Come luogo su cui riposare?". Io pensavo di si e invece non lo avevo mai fatto, mi ero affidato alle mie forze (forse poche) e alle spinte emotive che mi donava un cammino di quel tipo.
Ma in quel cammino c'ero io, e io soltanto potevo decidere cosa farne della mia vita. Ed è stato in quell'istante che ho detto "SI", e in quel momento un mondo mi si è aperto.

Dire "si" non è soltanto un atto di fiducia, è qualcosa di più, è sapere che avrò un impegno per la Vita, è sapere che quello che ho scelto lo sarà per sempre senza bisogno di aspettare il "rinnovo del contratto", perchè io ho scelto.
Tutto questo non significa che non vivrò più momenti instabili, significa che avrò le carte in regola per viverli nel modo migliore, nel modo che mi farà vedere che anche da quei momenti nascono dei fiori immortali.

I PEZZETTI DI VETRO
C’erano una volta due pezzetti di vetro blu attaccati ad una parete. Erano stufi di stare lì inchiodati, in un ambiente tra l’altro anche un po’ umido. Lamentandosi l’uno con l’altro, giunsero un giorno alla decisione di staccarsi dalla parete e scendere a terra. Qualcuno di certo si sarebbe accorto di loro e li avrebbe usati meglio.
Così, spinta dopo spinta, riuscirono a staccarsi dalla parete e a scivolare per terra. L’indomani il sacrestano zelante passando con la scopa li tirò via e lì gettò nella pattumiera. Ma alzando lo sguardo, per la sua solita breve preghiera mattutina, si accorse che nel bel mosaico, che rappresentava Gesù, mancavano gli occhi. (Presa da Padre Gaetano Piccolo)

https://cajetanusparvus.com/2017/06/02/ma-che-ci-sto-a-fare-qui-quando-pensi-che-la-tua-vita-non-serva-a-niente/


 Non tutte le situazioni che ci dovrebbero essere agevoli lo sono, ma non vuol dire che la nostra vita sia un disastro o un fallimento, può voler semplicemente dire che in quell'istante va bene così.
Facciamo di tutto affinchè le cose possano essere migliori ma il più delle volte finiamo completamente esauriti, forse basterebbe solo esserci.

ABILITA' E FELICITA'
 “Quando l’arciere tira senza ambire a un premio particolare, ha tutte le sue capacità; quando tira per vincere una fibbia d’ottone, è già nervoso quando tira per un trofeo dorato, diventa cieco, vede due bersagli e perde la testa. Le sue capacità non sono andate perdute, ma il premio lo turba. Per lui è importante! Pensa più a vincere che a tirare, e il bisogno di vincere gli toglie la sua abilità”.


lunedì 17 aprile 2017

"CONDIVIDO...MA SOLO PER MIO INTERESSE"

Siamo in tanti ad essere arrabbiati e delusi per come questo mondo va, per quante ingiustizie ci arrivano all'orecchio e ci provocano un insostenibile sgomento, e in tutto questo poche sono le risposte che riusciamo a dare.
In realtà di risposte buone ce ne sono, alcune ammirevoli per la loro forza e per il progetto che le accompagna. Qualcosa però mi sfugge, nonostante queste bellissime iniziative il peggio comanda.
Mi è capitato di incontrare diverse persone con strabilianti idee, a cui però manca qualcosa, un termine: CONDIVISIONE.
Il termine condivisione non ha bisogno di essere spulciato per la comprensione, ma è usato e sfruttato da molte persone che perseguono l'ideale del bene.
Nonostante questo sfruttamento il passaggio alla vera "condivisione" è lasciato un po' alle strette, è difficile condividere o forse è difficile quando a condividere è qualcuno o qualcosa che non ci interessa.
Oggi ci sarebbero mille motivi per condividere, ci sarebbero altrettanti motivi per rimanere uniti, non tanto nella sostanza quanto nel pensiero, invece "facciamo a gara" a chi riesce a imporre la propria idea, il proprio stile.
Non sto parlando di gente importante o di potenti, parlo proprio di noi, siamo noi che stiamo creando questa "divisione", siamo noi che rischiamo di essere affossati dal richiamo del "l'idea giusta è la mia, se tutti la prendessero in considerazione".
Non vi sembra che ab­biamo tutti bisogno di un supplemento di caritàNon quella che si accontenta dell’aiuto estemporaneo che non coinvolge, non mette in gioco, ma quella carità che condivide, che si fa carico del disagio e della sofferenza del fratello.Condividere è il vero modo di amare. Gesù non si dissocia da noi, ci considera fratelli e condivide con noi. E così ci rende figli, insieme con Lui, di Dio Padre. Questa è la rivelazione e la fonte del vero amore. E questo è il grande tempo della misericordia!” Papa Francesco Angelus del 12 Gennaio 2014

Prendiamo ad esempio questo mio pensiero, qualcuno potrebbe non essere totalmente d'accordo, ma non è questo il punto , il punto è che al vedere il mio "faccino" che lo propone lo scarta a priori. Potrei farlo io con qualcun altro, prendo solo quello che non mi scompone, oppure semplicemente quello che ho in mento io. I passi indietro non ci piacciono, oggi più che mai.
La Pasqua ci insegna il senso della condivisione, e va oltre , va verso quelle persone che non sono vicine a noi, a quelle persone che scartiamo per antipatia o semplicemente perchè ci "prudono" dentro. Gesù condivide con i due ladroni il suo Paradiso, due persone che evidentemente non ha mai conosciuto e di cui non sa nemmeno un pizzico della loro vita.

Oggi abbiamo un'occasione storica, o ci uniamo e cominciamo a progettare ognuno con i nostri pezzi qualcosa per la pace oppure rimarremo navigatori solitari che si gonfieranno il petto per il tragitto fatto e nulla più, nulla più!!





giovedì 23 febbraio 2017

L' "UTOPIA" MIGLIORE... Ennesimo elogio alla Fragilità!

Non posso fare finta di non sapere, non posso pensare di cercare risposte altrove. Di fronte ai casi di chi sceglie di terminare la propria vita non posso e non riesco ad essere indifferente.
Troppo spesso purtroppo "saltiamo" a piè pari certe notizie, perché la tristezza ci fa paura, vogliamo eliminarla.
La verità è che se non facciamo i conti con i nostri dubbi e le nostre fragilità non possiamo trovare una certa felicità.
Nessuno parla di fragilità perché è qualcosa che il mondo odierno non accetta, è sinonimo di essere inadatti e l'inadatto non può competere.
Ora immaginatevi l'uomo più "top" del mondo, quello che per voi è più "in gamba" e forte, accostategli il termine "fragile" perché così è. Non esiste nessun essere umano che non abbia delle fragilità. NON ESISTE!

Solo l’uomo fragile sa entrare nell’uomo spezzato, prova amore e entra nel dolore perché lo ha conosciuto” V. Andreoli "L'uomo di vetro"

Questo mondo un po' mi ha stancato perchè continua a ripeterci che se non entriamo in competizione e soprattutto se siamo fragili ed impacciati siamo falliti
Io non so cosa porti le persone verso il suicidio ed evidentemente non sono la persona professionalmente precisa per poter rispondere, ma penso che la teoria del "fallimento" abbia veramente rovinato le persone.
Qualcuno si chiede il motivo del mio Credere, del mio ammirare il Vangelo e probabilmente mi considera un utopista, che non escludo di esserlo.
Puoddarsi io lo sia un utopista, e non voglio mettere in discussione ciò che qualcuno pensa su questo. Ma il MESSAGGIO che questa "utopia" porta è assolutamente inarrivabile, e la società odierna non potrebbe  trovarla in nessun'altra situazione.

Proprio Vittorino Andreoli qualche giorno fa ha rilasciato queste dichiarazioni:

Il problema oggi non è più tra chi crede e chi non crede, ma tra chi si pone il problema del significato della vita e chi no. Come è possibile spiegare la vita senza affrontarne il senso? Come i giovani anche gli adulti sono in crisi, non in grado di educare, di insegnare a vivere. Siamo in un vicolo cieco da cui è difficile uscire… La crisi è un contenuto dell’educazione. Gli adulti sono da educare. Per educare, allora, bisogna essere fuori dalla crisi? Nemmeno per sogno. Non pretendiamo adulti senza crisi ma adulti anche in crisi che sappiano, nonostante ciò, trasmettere principi fondamentali che sono quelli della vita su questa terra.
Non si può pensare di avere oggi una generazione di adulti solida come quelle del passato.
Un uomo che è in crisi, sbaglia, ma anche l’errore può servire. È la concezione del peccato: un uomo che ha peccato non è da buttare via perché il Signore lo va a cercare. La crisi non è incompatibile con l’educare. La via di uscita è l’umanesimo della fragilità.

"Umanesimo della fragilità", questa è la via d'uscita , questo è quello che dobbiamo capire. Nessuno è inadatto, siamo semplicemente caratterialmente diversi, grazie al cielo.

Beati... coloro che sanno di essere fragili
Beati... coloro che sono contenti di esserlo


Scoprite la bellezza di essere fragili, ammettetelo senza problemi, cosa dovete dimostrare ? Non abbiate paura di chi vi critica, anch'egli è fragile!




domenica 1 gennaio 2017

OGNI GIORNO COME UN ANNO

Un anno nuovo ha inizio, quanti anni hanno avuto inizio e quanti ancora ne inizieranno. Il 31 ha sempre diversi "sapori" tutti ragionevoli, da chi dice che è un giorno come tanti, a chi pensa che sia un giorno da passare con i cari e chi deve festeggiare per stare bene.
Se ogni giorno diventasse un pizzico di quel pensiero della notte di Capodanno il mondo sarebbe migliore.
Si dice " sia un anno pieno di gioia", ma è un pensiero sbagliato, siamo noi la gioia , e soltanto noi possiamo deciderlo.

"Il 2017 potrà essere un anno nuovo solo nella misura in cui saremo uomini e donne nuove" Fratel Alberto Degan.

Viviamo un periodo molto egoistico e individualistico, anche tra chi si schiera a favore del sociale e dell'integrazione. Spesso non c'è la voglia di ascoltare chi non la pensa come noi, abbiamo la tendenza ad abbandonarlo, invece basterebbe volergli bene e testimoniare questo bene. Così si cambia un anno e in buona parte il mondo.

"Ieri notte ho parlato con una persona che conosco, fa un lavoro che per me non si può dichiarare tale, una missione di pace che per me non è di pace...Mi ha confidato alcune cose che non sono miei principi, mi è bastato sorridergli e abbracciarlo. L'ho trovato bello, ma soprattutto importante, perché anche se non la pensa come me, può contare su di me... Cosi , ho pensato, nasce la pace."

Auguro a tutti voi e anche a me di avere la forza per essere gioia e pace. Per un anno e un mondo NUOVO.