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Un po' di anni fa mi fecero sentire questa canzone, non era la prima volta che la sentivo anche perchè ha quasi vent'anni ...Ma per la prima volta capii che quel testo non era banale, non era finalizzato ad una storia d'amore di coppia...Era qualcosa di più grande!
Oggi inoltre leggo una frase del Vangelo "Se il chicco di grano non muore , non porta frutto". Morte intesa come abbandono, come morire a sè stesso per poter godere interamente dell'amore!
Credo di averlo sempre intravisto l'amore, e penso che ogni volta che mi ci sono trovato dentro ho cominciato ad avere paura.
Amore è morire, abbandonare tutte le nostre sicurezze consapevoli e fiduciosi che la felicità è li ad attenderci.
Oggigiorno scopro una malattia che è veramente presente tra noi giovani, "La paura di amare". Qualche psicoterapeuta la chiama "Philofobia", una malattia che non ci fa prendere impegni, che quando le cose si fanno serie tendiamo ad anestetizzarci, ad avere completamente paura di lasciarci andare.
Coppie che si lasciano e poi le rivedi insieme dopo pochi giorni, il tutto più volte durante l'anno...Quasi un modo per trovare la motivazione a rivedersi, coppie che non si danno impegni "Ci vediamo quando ne abbiamo voglia"... E poi non ultimo il "TROMBAMICO" la perfetta scusa per non prendersi responsabilità.
Il problema è che vivendo così la percezione è di vera e propria felicità , nessuno mi impone, nessuno mi condiziona e ho tutto sotto controllo. Ti sembra veramente di stare bene e soprattutto libero.
Invece noi abbiamo bisogno dell'amore , che vive nel presente , vive adesso e non nella preoccupazione di quello che potrà capitare domani o in futuro... L'amore non è l'alito che puzza o il modo di vestirsi che ha l'altra persona, l'amore non è per forza lo sfarfallio dello stomaco, non è il battito del cuore che cresce sempre di più...L'amore è abbandonarsi, è lasciarsi andare a questo istante che sto vivendo senza spingere o fare qualcosa per controllare il tutto.
Il Regalo di Natale, anche se in ritardo che faccio a tutti quest'anno è proprio quello che possiamo abbandonarci all'amore. Vivere la mia giornata alla grande, nonostante i miei sentimenti ...ma soprattutto VIVERE! Così potremo sperimentare l'amore vero.
Non preoccupiamoci di ciò che sarà, perchè non sarà!
Quindi amate e per farlo non serve sforzarsi , c'è bisogno di abbandonarsi.
Questo regalo va a tutte quelle persone che hanno paura di essere "soffocate" , che non riescono ad amare o semplicemente hanno bisogno di una persona che le minimizzi per innamorarsi. No, l'amore è qualcosa in più...l'amore è oltrepassare la paura di "soffocare" perchè sennò quando questa persona cederà al nostro innamoramento ci amerà...e rischiamo di essere colti ancora una volta dalla paura di soffocamento.
Superare la paura vuol dire abbandonarsi...VIVERE QUELLO CHE HO ADESSO!
" il tempio sorgeva su di un’isola a due miglia dalla costa.
E
aveva mille campane. Campane grandi, campane piccole, campane modellate
dai migliori artigiani del mondo. Quando soffiava il vento o infuriava
la tempesta, tutte le campane del tempio suonavano a distesa,
all’unisono, producendo una sinfonia che mandava in estasi il cuore
dell’ascoltatore.
Ma con il passare dei secoli l’isola sprofondò nel mare e, con essa, il tempio e le campane.
Un’antica
leggenda narrava che le campane continuavano però a suonare, senza
sosta, e che chiunque ascoltasse attentamente poteva udirle.
Ispirato da questa leggenda, un giovane percorse migliaia di miglia, deciso ad udire quelle campane.
Per
giorni sedette sulla spiaggia, di fronte al posto dove una volta
sorgeva il tempio, e ascoltò, ascoltò con tutto il suo cuore.
Ma tutto ciò che riusciva a sentire era il rumore delle onde che si frangevano sulla spiaggia.
Fece ogni sforzo per scacciare il rumore delle onde così da poter sentire le campane.
Ma tutto invano; il suono del mare sembrava invadere l’universo. Perseverò per molte settimane.
Quando
si perdeva d’animo si recava ad ascoltare i sapienti del villaggio che
parlavano con devozione della leggenda delle campane del tempio e quelli
che le avevano udite e dimostravano che la leggenda era vera. E il suo
cuore s’infiammava nell’ascoltare le loro parole… solo per scoraggiarsi
di nuovo quando settimane di ulteriori tentativi non davano alcun
risultato. Alla fine decise di rinunciarci. Forse non era destinato ad
essere uno di quei fortunati che sentivano le campane.
Forse la leggenda non era vera. Sarebbe tornato a casa riconoscendo il proprio fallimento.
Era
il suo ultimo giorno, e si recò nel suo posto preferito sulla spiaggia
per dire addio al mare e al cielo e al vento e agli alberi di cocco.
Si sdraiò sulla sabbia, con lo sguardo rivolto verso il cielo, ascoltando il fragore del mare.
E
non oppose resistenza a quel rumore quel giorno. Invece, si abbandonò
ad esso e trovò che era un rumore piacevole, rasserenante, questo
fragore delle onde.
Ben presto si perse talmente in quel rumore
da non essere quasi più cosciente di sé, tanto profondo era il silenzio
che quel suono produceva nel suo cuore. Nella profondità di quel
silenzio lo sentì ! Il tintinnio di una campanella seguito da un’altra, e
un’altra, e un’altra ancora….
Ed ecco che ognuna delle mille
campane del tempio suonava a distesa in un glorioso unisono, e il suo
cuore fu rapito dalla meraviglia e dalla felicità. " Anthony De Mello2
