Visualizzazioni totali

mercoledì 17 settembre 2014

LA DANZA DELLE EMOZIONI di Anthony De Mello

"I sentimenti negativi sono dentro di voi, non nella realtà. Dunque, smettete di tentare di cambiare la realtà. É una follia! Smettete di tentare di cambiare l'altro. Sciupiamo le nostre energie e il nostro tempo cercando di cambiare le circostanze esterne, cercando di cambiare il nostro coniuge, il nostro capo, i nostri amici, i nostri nemici e tutti gli altri. Non dobbiamo cambiare nulla. I sentimenti negativi sono dentro di (voi). Nessuna persona al mondo ha il potere di rendervi infelici. Nessun evento al mondo ha il potere di turbarvi o farvi del male. Nessun evento, nessuna condizione, nessuna situazione, nessuna persona. Nessuno vi ha mai detto questo: vi è sempre stato detto il contrario. Ecco perché vi trovate nei pasticci, adesso. Ecco perché siete addormentati. Nessuno ve l'ha mai detto, ma è evidente. Supponiamo che la pioggia rovini un pic.nic. Chi è a reagire in modo negativo? La pioggia, o (voi)? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare quel che dovrebbe - e cioè il tavolo. Il dolore è nel vostro ginocchio, non nel tavolo. I mistici continuano a tentare di farci capire che la realtà va bene così com'è. La realtà non è problematica. I problemi esistono soltanto nella mente umana. Anzi, potremmo aggiungere: nella mente umana stupida, addormentata. La realtà non è problematica. Togliete gli esseri umani da questo pianeta, e la vita continuerebbe, la natura continuerebbe a svilupparsi in tutta la sua bellezza e la sua violenza. Dove starebbe il problema? Nessun problema. Voi avete creato il problema. Voi siete il problema. Vi siete identificati con il "me", ed è questo il problema. Il sentimento è dentro di voi, non nella realtà. Terza fase: mai identificarsi con quel sentimento. Non ha niente a che vedere con l'"io". Non definite la vostra essenza in termini di quel sentimento. Non dite: «Sono depresso». Se volete dire: «C'è depressione» va bene. Se volete dire che c'è malinconia, va bene. Ma non dite: «Sono malinconico», perché in questo modo vi definite alla luce di quel sentimento. É questa illusione, è questo il vostro errore. In questo momento c'è una depressione, ci sono dei sentimenti

feriti, ma così sia, lasciateli stare. Passeranno. Tutto passa, tutto. Le vostre depressioni e le vostre emozioni non hanno niente a che vedere con la felicità. Quelle sono solo oscillazioni del pendolo. Se cercate eccitazione ed emozioni, preparatevi alla depressione. Volete la vostra droga? Preparatevi ai contraccolpi. Il pendolo oscilla da un estremo all'altro. Questo non ha niente a che vedere con l'"io", né con la felicità. É il "me". Se ve lo ricorderete, se lo ripeterete a voi stessi un migliaio di volte, se proverete questi tre passi un migliaio di volte, ci arriverete. Magari vi basteranno tre volte, o anche meno. Non lo so: non ci sono regole. Ma fatelo mille volte, e farete la più grande scoperta della vostra vita. Al diavolo quelle miniere d'oro in Alaska. Cosa ve ne fareste di quell'oro? Se non si è felici, non si può vivere. Mettiamo che abbiate trovato l'oro. Che importanza ha? Siete un re, una principessa. Siete liberi: non vi importa più di essere accettati o respinti, non fa alcuna differenza. Gli psicologi ci spiegano l'importanza del senso di appartenenza. Fandonie! Perché volete appartenere a qualcuno? Non ha più importanza. Un mio amico mi ha detto che c'è una tribù africana in cui la pena capitale consiste nell'ostracismo. Se voi foste buttati fuori da New York, o da dovunque abitiate, non per questo morireste. E come mai l'uomo di quella tribù africana muore? Perché anche lui è vittima della comune stupidità umana. Pensa che non potrà sopravvivere, senza appartenere a qualcosa. Ma non è necessario appartenere a qualcuno, a qualcosa, o a un gruppo. Non è nemmeno necessario innamorarsi. Chi ve l'ha detto? É necessario essere liberi. É necessario amare. É tutto qui: questa è la vostra vera natura. Ma la verità è che mi state dicendo che volete essere desiderati. Volete essere applauditi, volete essere attraenti, con tutte le scimmiette che vi corrono dietro. State buttando via la vostra vita. (Svegliatevi)! Non ce n'è bisogno. Potete essere felici e beati senza tutto questo. La vostra società non sarà lieta di sentire quello che ho detto, perché quando si aprono gli occhi e si capisce questo concetto si diventa spaventosi. Come si può controllare una persona così? Non ha bisogno di nessuno, non si sente minacciata dalle critiche, non si cura di quel che pensa o dice la gente di lei. Ha tagliato tutti questi fili: non è più un pupazzo. É spaventoso. «Dobbiamo liberarcene. Dice la verità; non ha più paura; non è più umano». (Umano!) Guardate! Finalmente un essere umano! Si è liberato della propria schiavitù, della propria prigione.

Nessun evento giustifica un sentimento negativo. Non c'è situazione al mondo che giustifichi un sentimento negativo. Ecco cosa hanno tentato di dirci, di urlarci i nostri mistici, fino ad avere la voce roca. Ma nessuno ascolta. Il sentimento negativo è dentro di voi. Nel Bhagavad-Gita, il libro sacro degli induisti, Krishna dice ad Arjuna: «Buttati a capofitto nella battaglia, e tieni il tuo cuore ai piedi di loto del Signore». É una frase meravigliosa. Non dovete fare nulla per acquisire la felicità. Il grande Meister Eckhart ha detto con parole superbe: «Dio non si raggiunge attraverso un processo di addizione di qualcosa nell'anima, ma attraverso un processo di sottrazione». Non si deve far nulla per essere liberi. Bisogna abbandonare qualcosa. Allora si è liberi. Mi viene in mente a questo proposito un detenuto irlandese che, scavato un tunnel sotto il muro della prigione, riesce a fuggire. Sbuca nel bel mezzo del cortile di una scuola materna, dove stanno giocando dei bambini. Naturalmente, quando emerge dal tunnel non riesce più a trattenersi e inizia a saltare e ballare, gridando: «Sono libero! Finalmente, dopo tre anni, sono libero!». Una bambina, a pochi passi da lui, gli lancia un'occhiata invidiosa e ribatte: «Beato te! A me ne restano altri due da passare qui dentro!». La quarta fase: come si possono cambiare le cose? Come potete cambiare voi stessi? Ci sono molte cose da capire qui, o meglio, una sola cosa che si può esprimere in molti modi. Immaginate un paziente che va dal dottore per dirgli di cosa soffre. Il dottore dice: «Bene, ho capito i suoi sintomi. Lo sa cosa farò? Prescriverò un farmaco al suo vicino!». Il paziente risponde: «Grazie mille, dottore: mi sento già molto meglio». Non è assurdo? Eppure è proprio quel che facciamo tutti noi. La persona addormentata pensa sempre che si sentirà meglio se sarà qualcun altro, a cambiare. Si soffre perché si è addormentati, però si pensa: «Come sarebbe meravigliosa la vita se qualcun altro cambiasse; come sarebbe meravigliosa la vita se il mio vicino cambiasse,mia moglie cambiasse, il mio corpo cambiasse». Vorremmo sempre che fosse qualcun altro a cambiare, in modo da sentirci meglio. Ma vi siete mai accorti che anche se vostra moglie cambia, o vostro marito cambia, su di voi non ha alcun effetto? Siete vulnerabili tanto quanto prima; idioti tanto quanto prima; addormentati tanto quanto prima. Siete voi ad avere bisogno di cambiare, ad aver bisogno della medicina. Continuate a insistere: «Mi sento bene perché il mondo va bene». (Sbagliato)!" Il mondo va bene perché io mi sento bene. É quel che dicono tutti i mistici.

(Il mondo non ha niente che non va) Quando ci si sveglia, quando si comprende, quando si capisce, il mondo comincia ad andare bene. Siamo sempre disturbati dal problema del male. C'è una storia interessante che narra di un ragazzino che cammina lungo la riva di un fiume. A un certo punto vede un coccodrillo intrappolato in una rete. Il coccodrillo, che è una femmina, gli dice: «Ti prego, abbi pietà di me, e liberami. Lo so, sono brutta, ma non è colpa mia. Sono nata così. Ma, per quanto il mio aspetto esteriore possa essere sgradevole, sappi che dentro di me batte un cuore di madre. Sono venuta qui stamattina in cerca di cibo per i miei piccoli, e sono rimasta intrappolata in questa rete!». E il ragazzino risponde: «Ma se io ti aiutassi a liberarti dalla rete, tu mi prenderesti e mi uccideresti». Il coccodrillo ribatte: «Pensi che farei una cosa del genere al mio salvatore e benefattore?». Così il ragazzino si convince a liberarlo dalla rete, e il coccodrillo lo cattura. Mentre viene risucchiato tra le fauci dell'animale, il ragazzino esclama: «Ecco qual è la ricompensa per la mia buona azione!». E il coccodrillo risponde: «Non prenderla come un'offesa personale, figliolo: il mondo funziona così, è la legge della vita». Il ragazzino non è d'accordo, e il coccodrillo gli dice: «Vuoi chiedere a qualcun altro se le cose non stanno così?». Il ragazzino vede un uccello appollaiato su un ramo e chiede: «Uccello, è vero quello che dice il coccodrillo?». L'uccello risponde: «Il coccodrillo ha ragione. Guarda me, per esempio. Un giorno stavo tornando a casa con del cibo per i miei piccoli. Immaginati il mio orrore quando ho visto un serpente che si arrampicava lungo il tronco dell'albero, dirigendosi dritto verso il mio nido. non potei fare nulla. Divorò tutti i miei piccoli, uno dopo l'altro. Io non facevo che urlare e gridare, ma è stato tutto inutile. Il coccodrillo ha ragione: questa è la legge della vita, è così che funziona il mondo». «Hai visto?» dice il coccodrillo. Ma il ragazzo insiste: «Permettimi di chiederlo a qualcun altro». E il coccodrillo: «Va bene, fa' pure». Sulla riva del fiume sta passando un vecchio asino. «Asino», dice il bambino, «questo è ciò che afferma il coccodrillo. Ha ragione?».

L'asino risponde: «Il coccodrillo ha senz'altro ragione. Guarda me, per esempio. Per tutta la vita ho lavorato come uno schiavo per il mio padrone, e lui mi dava da mangiare appena quel che mi bastava per sopravvivere. Ora che sono vecchio e inutile, mi ha lasciato libero, ed eccomi qui che vago nella giungla, in attesa che una belva si scagli su di me mettendo fine ai miei giorni. Il coccodrillo ha ragione: questa è la legge della vita, è così che funziona il mondo». «Hai visto?» dice di nuovo il coccodrillo. «Adesso basta!». Ma il ragazzo insiste: «Dammi ancora una possibilità, l'ultima. Permettimi di chiedere a un altro essere vivente. Ricordi come sono stato gentile con te?». Il coccodrillo gli concede l'ultima possibilità. Il ragazzino vede un coniglio che passa di lì, e gli chiede: «Coniglietto, il coccodrillo ha ragione?». Il coniglio si siede con calma e dice al coccodrillo: «Hai detto proprio così al ragazzo?». Il coccodrillo risponde: «Sì, ho detto così». «Aspetta un momento» dice il coniglio. «Dobbiamo discuterne». «Va bene», dice il coccodrillo. Ma il coniglio ribatte: «Come facciamo a discuterne, se tieni in bocca il ragazzo? Lascialo andare: deve partecipare anche lui alla discussione». Il coccodrillo dice: «Sì, sei furbo, tu: nel momento stesso in cui lo lascio andare, questo scappa via». Il coniglio replica: «Pensavo che fossi più ragionevole: se tentasse di scappare, un colpo della tua coda lo ucciderebbe all'istante». «É vero» ammette il coccodrillo, e lascia andare il ragazzino. Non appena lo vide libero, il coniglio esclama: «Scappa!». E il ragazzino corre via. Poi il coniglio dice al ragazzino: «Non ti piace la carne di coccodrillo? La gente del tuo villaggio non apprezzerebbe un buon pasto? Sai, in realtà non l'hai liberato del tutto: la maggior parte del suo corpo è ancora intrappolata nella rete. Perché non vai al villaggio a prendere tutti gli altri, e così poi vi fate un bel banchetto?». Il ragazzino fa esattamente quel che gli ha suggerito il coniglio. Va al villaggio e chiama tutti gli uomini, che si recano al fiume con le loro asce, i loro bastoni e le loro lance e uccidono il coccodrillo. Arriva anche il cane del ragazzino, e quando vede il coniglio gli corre dietro, lo cattura e lo strozza. Il ragazzo arriva sul luogo troppo tardi, e mentre guarda morire il coniglio, gli dice: «Il coccodrillo aveva ragione: il mondo funziona così, è la legge della vita». Non esiste spiegazione che possa dare ragione di tutte le sofferenze, il male, la

tortura, la distruzione e la fame del mondo! Non si potrà mai spiegare tutto ciò. Si può coraggiosamente tentare di farlo con delle formule, religiose o meno, ma non si riuscirà mai a spiegare. Perché la vita è un mistero, il che significa che la mente razionale non è in grado di comprenderla. Per questo dovete svegliarvi, e improvvisamente vi rendete conto che la realtà non è problematica: il problema siete voi."

Tratto da "MESSAGGIO PER UN'AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO" di Anthony De Mello