Visualizzazioni totali

venerdì 9 dicembre 2016

QUANDO L'UNICO MODO PER RINASCERE ...E' DIRE GRAZIE!

Qualche anno fa ero a colloquio con un amico, stavamo discutendo su alcuni miei momenti un po' particolari, ad un tratto mi blocca e mi chiede: "Tu ringrazi mai?". Rimasi un attimo spiazzato da questa cosa , perchè effettivamente ringraziare non era una di quelle cose che mi passava per la testa durante la giornata. 
Ci sono diversi motivi per cui non ringraziamo, uno dei tanti è che non siamo pienamente contenti della vita che stiamo vivendo, e molte volte solo perchè siamo disattenti.

 "Offeso" - Niccolò Fabi & Fiorella Mannoia

L'anno scorso alla televisione spagnola udii la storia dell'uomo che bussa alla porta del figlio. «Jaime» gli dice, «svegliati!». Jaime risponde: «Non voglio alzarmi, papà». Il padre alza la voce: «Alzati, devi andare a scuola». Jaime dice: «Non voglio andare a scuola». «Perché no?» chiede il padre. «Per tre motivi», dice Jaime. «Primo, perché è brutto; secondo, perché i bambini mi prendono in giro; e terzo, odio la scuola». Allora il padre gli dice: «Bene, adesso ti do io tre buoni motivi per andarci. Primo, perché é il tuo dovere; secondo, perché hai quarantacinque anni, e, terzo, perché sei il preside».

Siamo "bombardati" continuamente da tantissime cose, ci sentiamo importanti soltanto quando ci chiamano in causa o facciamo qualcosa che ci soddisfa, per il resto siamo sempre scontenti e pensierosi: in una relazione , a lavoro, con  gli amici e in tantissime occasioni.
Ringraziare va oltre, è qualcosa che possiamo fare anche se non vediamo per cosa esattamente ci sarebbe da ringraziare. 
Purtroppo non è una cosa facile,  ci sembra tutto dovuto e non tutto donato, e forse è proprio lì che sta l'inghippo.

… Tu, come tutti gli uomini, normalmente vivi fuori di te: abiti nella nebbia delle tue paure, nei castelli dei tuoi desideri, nel gorgo delle tue preoccupazioni o sul treno delle tue azioni. Qualche volta ti chiedi chi tu veramente sia, dove stia la casa della tua pace. Ma, appena cerchi di entrare in te stesso, subito irresistibilmente attratto da mille sirene, desisti dalla tua impresa. Nei momenti di lucidità, ti scoraggi e dici: “Così è e non sarà che così! Non c’è nulla da fare!”. Sappi che non è vero. L’uomo non è come è fatto. Ciò che sei ora, è solo il punto d’avvio per diventare ciò che sarai, sotto il governo del discernimento e delle tue decisioni…Se, quando cerchi di abbattere il muro dell'oblio per entrare in te stesso, ti accorgi di essere "a mani vuote", povero e debole, non spaventarti: è la tua ricchezza... SILVANO FAUSTI "OCCASIONE O TENTAZIONE ?"

Un po' di settimane fa avevo avuto un incontro che mi aveva un po' abbattuto moralmente, un paio di giorni di rabbia e incomprensioni avevano riempito la mia vita. Una sera vado verso la macchina e una chiamata di un'amica ,che non mi è più abituale sentire, cambia le mie giornate: "Ho un lavoro per te, manda la richiesta".
Non so dove mi porterà questa esperienza lavorativa , ma quello che mi stupisce è come Qualcuno decida di risponderti anche attraverso persone che non penseresti .
 E invece è proprio così, tutto è una sorpresa, basta crederci, basta RINGRAZIARE!



mercoledì 19 ottobre 2016

FARE LA GUERRA

Ci sono mille modi per fare guerra, e oggigiorno  sono tutti e mille in campo. Devo dire la verità l'ottimismo che mi contraddistingue in questo periodo rischia di essere assopito, sembra che la massa si stia sempre più imbufalendo e rischi di prendersela con le persone che sono meno responsabili.
Fare la guerra è qualcosa che facciamo tutti i giorni, e non è semplicemente un attacco terroristico o una bomba in Siria ma è anche tutto il menefreghismo e il qualunquismo che portiamo nella nostra giornata.
Si potrebbero fare tantissimi esempi, onestamente avrei voluto farli io ma mi sono reso conto di essere troppo incoerente per fare prediche. 
Poi sbirciando internet ho trovato un articolo che mi ha illuminato, ho capito che l'unico modo che può aiutarci a smettere di "fare la guerra" giornalmente è leggere questa testimonianza di Fra Firas Lufti missionario in Siria, e precisamente nella città più devastata : Aleppo.
VI INVITO A LEGGERLA TUTTA  E A CHIEDERVI "COSA STO FACENDO PER NON FARE LA GUERRA?"

Tratto da: www.paceinterra.it

Siria, Il Conflitto Spiegato Da Frate Firas Lutfi. 
«Aleppo È Quasi Morta, Ma La Pace Arriverà»

L’ultimo missile è caduto la scorsa settimana. 2 metri e mezzo di lunghezza, si è adagiato sul terreno a pochi passi dal convento francescano di Aleppo, senza esplodere. Poteva essere una strage. «Non c’è zona al sicuro qui ad Aleppo», ci dice dalla Siria padre Firas Lutfi, frate francescano. Ha vissuto ad Aleppo dal 2004 al 2011, poi una pausa per studiare in Italia e infine, nel 2015, la decisione di tornare ad Aleppo nonostante la guerra. Lo tratteniamo un’ora al telefono dalla città che le Nazioni Unite hanno definito “la più pericolosa del mondo”. «Come sta padre Firas?», gli chiediamo per salutarlo. E lui ci risponde con una serena risata: «Grazie al Signore sto bene».
Padre Firas, si può ridere ancora ad Aleppo?
È la fede che ci sostiene. Vivere ad Aleppo oggi è una grande sfida, è un martirio quotidiano. Non si vede ancora una minima soluzione e senza un appoggio divino perderemmo la testa e la ragione, le speranze verrebbero esaurite. Invece la fede dà una riposta. Non dobbiamo chiedere “perché?”, ma “per chi?”.
La guerra è in continua evoluzione. Cosa sta succedendo?
La situazione qui ad Aleppo sta persino peggiorando perché si vedono i raggruppamenti delle milizie, si fa sempre più concreto un intervento militare degli Stati Uniti e dei suoi alleati contro basi dell’esercito siriano. La Russia ha minacciato che chi tocca le basi siriane tocca quelle russe. Non è un mistero che qui si sta giocando una partita internazionale. Qui c’è in gioco la Turchia, la Russia, l’Arabia Saudita, l’Iran, gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna, il Qatar. Tutti vogliono un pezzo di Siria. Per usare le parole di san Paolo ai romani, «tutti hanno peccato» in Siria, perché tutti hanno contribuito alla distruzione.
Chi ha voluto questa guerra?
Già dagli inizi si capiva che la Siria non è la causa della guerra. La guerra è nata in Afghanistan e la Primavera araba ha nascosto tanti interessi, era un pacchetto preconfezionato. All’inizio si pensava che qui fosse scoppiata una rivoluzione per chiedere più democrazia, ma presto ci siamo resi conto che siamo finiti nella palude di una guerra che ci vede vittima di interessi internazionali. Adesso le ragioni sono più chiare: l’intento fin dall’inizio era spezzare il Medio Oriente, in base alla religioni, alle etnie. Qui non si combattono i governi, ma gruppi interni. Studi americani parlavano di scontro di civiltà già nel 1993, non stanno facendo altro che metterli in atto. Ora stiamo rischiando di diventare come la Somalia, ma con tutto il rispetto, la Siria non è la Somalia. Le donne qui avevano già da tempo un ruolo anche politico, mentre in altri stati le donne non possono nemmeno guidare la macchina. Abbiamo poco tempo, altrimenti avremo perso tutto. Se non troviamo una soluzione politica rischiamo di perdere un patrimonio di tutta l’umanità. Damasco è una delle capitali più antiche del mondo, qui ci sono le basi del cristianesimo. Già parte del patrimonio è distrutto come a Palmira. Eravamo il granaio dell’Impero romano, ora stiamo diventando un cumulo di macerie. Noi speriamo che non avvenga lo scontro corpo a corpo tra russi e americani. Il pericolo non è solo una battaglia tra i giganti del mondo sul territorio siriano, una terza guerra mondiale, ma la perdita della nostra identità.
L’Europa ha un ruolo nel conflitto?
L’Europa sembra impotente e spero che l’Europa non si renda complice del sangue siriano. Gas, petrolio, la nostra posizione geografica, tutte le nostre risorse sono diventate la nostra condanna. Temiamo che Francia e Gran Bretagna possano avere nostalgie coloniali. Non crediamo all’intervento innocente. “Formiamo il Comitato Amici della Siria”, dicono. Si dichiarano amici e ci mandano i terroristi, ripetono di essere amici e ci mandano armi. Che amici sono questi? Non tutta l’Europa è però uguale. Guardiamo con occhio diverso l’Italia, ma sappiamo comunque che è parte della Nato ed è alleata degli Stati Uniti, di cui ormai noi diffidiamo.
Israele è ancora in conflitto con la Siria per il Golan. Quali interessi ha?
Cosa stia facendo Israele è enigmatico. Sappiamo che ha offerto cure ai ribelli, che l’esercito israeliano ha violato il nostro territorio. Il fatto che non parli non vuol dire che non agisca. L’interesse di Israele è avere un esercito siriano debole, in modo da poter controllare meglio il confine.
Quanto Isis c’è ad Aleppo?
La capitale dell’Isis è al-Raqqa, che dista 200 chilometri ad Est di Aleppo. L’Isis taglia spesso la strada che collega Aleppo a Damasco. Nella città invece c’è Al-Nusra e altre milizie. La Russia ha smascherato il petrolio siriano venduto illegalmente al confine turco, così l’Isis si arricchiva e comprava armi. Questo è tema di scontro tra Usa e Russia.
Cosa vede attorno a sé?
Vedo una città quasi morta. Vedo sfiducia, depressione nell’animo degli aleppini, perché aspettiamo la pace, ma non si vede, non c’è. Non vedo solo demolizione materiale, delle pietre. Dove vivo tanto è cambiato. Non ci sono zone di Aleppo dove si possa vivere in pace e serenità. L’altro giorno 4 studentesse di una scuola elementare sono state uccise alle 8.30, proprio mentre andavano a lezione. Sembrava una giornata tranquilla, ma le bombe non hanno smesso dal mattino fino a tarda sera. Noi cristiani viviamo nei quartieri occidentali che sono sotto il controllo dell’esercito siriano, ma questa zona non è mai stata esente da scontri. A maggio, un missile ha ucciso una donna anziana. Noi abbiamo offerto ospitalità alla famiglia perché l’edificio dove viveva la sua famiglia era distrutto. La settimana scorsa un altro missile di 2 metri e mezzo è caduto nell’area interna del nostro convento e per fortuna non è esploso. Ecco cosa vedo: cittadini in agonia e sfiduciati dalla comunità internazionale incapace di risolvere questo conflitto. Diffidiamo di tutte le promesse, ci restano solo tante domande.
Quali?
Vogliamo sapere perché ci hanno abbandonati. Perché ci trattano da numeri e non da persone? Perché non c’è la volontà di trovare una accordo di pace? Aleppo è una città martire, la gente scappa. Mi domando con gli altri francescani come venire incontro a come venire incontro alle necessità della popolazione. Stiamo entrando nel sesto anno di guerra e qui serve acqua, elettricità, ma anche piccole cose per gestire la vita ordinaria. Come fa chi ha perso un lavoro a tenere la famiglia? Ci sono aziende fallite, come possono rinascere? A queste domande l’unica risposta è la preghiera, l’affidamento alla Provvidenza, che in questo momento non è mai mancata.
Quanto è grande la comunità cristiana di Aleppo?
I cristiani erano 150mila ora sono 30mila. Il numero continua a calare drasticamente. Questa era la seconda città della Siria. Era la città dell’economia, della finanza, era la città che non dormiva, la città delle luci. 3,5 milioni di abitanti prima della guerra, ora siamo meno della metà, un milione e mezzo in totale. Le persone scappano in altre città dove c’è possibilità di lavorare, o in Libano. Altri in Europa, con vie illegali, rischiando la morte in mare. Tutto questo alla comunità internazionale non sembra interessare.
Vi aspettate che la comunità internazionale crei corridoi umanitari?
Noi vogliamo la soluzione totale. Se poi deve passare per soluzioni parziali allora possono servire. Qui ogni tregua fino ad oggi è stata solo l’occasione per comprare nuove armi e riprendere la guerra. I corridoi umanitari vengono sfruttati dai terroristi per muoversi, questo è il problema.
Perché e a quali condizioni si decide di restare oggi ad Aleppo?
Chi resta lo fa per due ragioni: o non ha più soldi nemmeno per viaggiare, oppure fa una scelta. Le ambasciate non sono aperte ai profughi, così o prendi la via del mare con il rischio di morire, o semplicemente non puoi affrontare il viaggio. Si resta a costo di morire sotto le bombe. Poi ci sono quelli che sono convinti di rimanere, come noi religiosi. Non siamo qui non per caso, ma vogliamo testimoniare la nostra fede, testimoniare il Vangelo. Centinaia di religiosi sono ancora qui per guidare una comunità in agonia. Soffriamo con loro, hanno bisogno di pastori.
Come si sopravvive ad Aleppo?
I servizi ci sono ma sono molto costosi. Per parecchi mesi non avevamo elettricità. Adesso il problema è l’acqua. Abbiamo scavato pozzi per adattarci a questa situazione. Per il telefono usiamo internet, ma il costo è di 100 euro al mese e per noi siriani è tantissimo. Per l’elettricità delle 800 famiglie della nostra parrocchia abbiamo pagato l’abbonamento ad un generatore elettrico dove possono collegare una lavatrice, avere un po’ di luce per studiare. Dobbiamo dare risposte concrete. Un’operazione per un malato o un ferito può costare decine di migliaia di dollari. Nel nostro piccolo facciamo di tutto perché la nostra gente possa restare. Non possiamo abbandonarli perché già si sentono abbandonati dal mondo, ma noi come pastori non possiamo far venire meno la nostra mano. Ogni giorno riusciamo ad avere qualcosa per aiutarli.
Molti media hanno detto che Aleppo rischia di rimanere senza ospedali. È vero?
Distinguerei tra parte occidentale (sotto controllo di Assad) e orientale sotto controllo dei ribelli. Già prima della guerra la periferia Est era più trascurata, quindi non è una novità che ci siano più difficoltà. Quando la periferia è diventata base dei ribelli i soldati e infermieri non potevano più entrare nella parte Est e si sono arrangiati con le risorse già scarse che avevano. Le bombe “intelligenti” non distinguono tra ospedali, scuole o basi militari. Colpiscono ovunque e le vittime sono i civili. Il problema è che i media fanno emergere notizie secondo gli interessi. Se sono gestiti da persone vicine ai ribelli diranno che Assad ha colpito gli ospedali con l’unico medico per i bambini rimasti ad Aleppo. È vero o no? Nessuno può dirlo. Ci sono informazioni fabbricate. C’è molta disinformazione, come è accaduto con le armi chimiche. Avevano accusato l’esercito siriano di averle usate per poi rendersi conto che non era possibile. In tempo di guerra è davvero difficile essere oggettivi e prendere una posizione. Io mi occupo di servire i più deboli, i più poveri, non sono un esperto militare. Io prendo solo le conseguenze di questo martirio che sta subendo la mia comunità.
Mi racconta la sua giornata di sacerdote?
Mi alzo presto e cerco di dire le mie preghiere perché sono un frate. Poi inizio a prendere contatti. Ho gli incontri con i parrocchiani, porto la Comunione ai malati. Poi lascio sempre spazio alle emergenze. Ci chiamano per dirci che è caduta una bomba che ha distrutto una casa, oppure se hanno bisogno di pagare tasse, o se ci sono feriti negli ospedali. Arrivo a casa che sono sfinito.
Si parla molto dei bambini di Aleppo. Cosa fate per loro?
Gli adulti hanno fallito totalmente, la nostra speranza è che i bambini possono parlare al cuore degli adulti. La scorsa settimana noi francescani abbiamo accolto 800 bambini per pregare per la pace. Quante case distrutte e bambini morti sotto le macerie di questa guerra ingiusta. Quando vedi morire bambini solo perché vanno a scuola, allora capisci che solo la Provvidenza sta aiutando i bambini che sopravvivono.
Papa Francesco fa sentire spesso la sua voce per favorire la pace in Siria. Quanto peso hanno le sue parole?
Il Papa è un uomo di pace e si sta occupando seriamente della pace in Siria. Il Papa agisce con la Chiesa. Noi siamo suoi portavoce e operiamo come operatori di pace. Tutto il bene che fa la Chiesa è come se lo facesse il Papa. I suoi appelli per noi sono la prova di una presenza paterna. Quando dice “Se volete la pace non vendete le armi”, tocca il primo mercato che alimenta questa guerra. Francesco lavora e prega per la Siria. Ricordo a settembre di tre anni fa , quando a San Pietro aveva riunito per una giornata di digiuno e preghiera, e abbiamo scampato l’attacco imminente degli Stati Uniti. E dal quel momento si iniziò a parlare di una soluzione politica, mentre prima l’unica soluzione sul tavolo era militare. Il Papa invoca la pace, perché la pace è un dono di Dio, ma si sta mobilitando anche nel corpo diplomatico. «Beati gli operatori di pace» dice il Vangelo.
Come fa a tenersi in contatto con gli altri frati?
Qui in Siria siamo una quindicina di frati. Il telefono è l’unico vero strumento per tenersi in contatto perché le strade che collegano i nostri conventi sono spesso chiuse o sono pericolose. Abbiamo un convento al confine con la Turchia, zona sotto controllo straniero e dove era stato sequestrato padre Dhiya Azziz. Nonostante le difficoltà, tra noi c’è una bella relazione soprattutto per migliorare il servizio verso le nostre comunità.
Padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, in occasione della sua nomina a maggio ci disse che avrebbe fatto di tutto per la Siria. È già al lavoro?
Il Custode è venuto da noi rischiando la vita, appena hanno riaperto la strada da Aleppo e Damasco. È stato qui ad Aleppo dal 16 al 19 agosto. Io ricordo il suo coraggio. È venuto non solo a trovare noi frati ma tutta la comunità. Io l’ho accompagnato da Aleppo a Damasco. Ci ha detto che valeva la pena correre il rischio e ha mantenuto la promessa.
In conclusione, la pace in Siria è davvero impossibile?
Nella parte costiera, dove c’è la base militare russa, non sembra nemmeno che ci sia la guerra. Homs, tra Aleppo e Damasco, è stata distrutta, ma ora sono riusciti a portare via gli uomini armati. La pace non avverrà mai passivamente. Non basta commuoversi vedendo i bambini morti. Se smettiamo di vendere armi allora la guerra finirà, dobbiamo andare oltre gli interessi economici. Come diceva san Giovanni Paolo II, la pace per quanto costosa avrà un prezzo inferiore della guerra. Non devono fare in Siria come fanno in Africa: danno armi a persone che non hanno nemmeno da mangiare. La logica di sfruttamento è talmente fatale che non lascia spazio alla ragione. Dovrebbero creare università, fare contratti, invece vogliono solo sfruttarci, senza aiutarci a svilupparci. C’è tanta ingiustizia. Io sono un uomo di fede e speranza. Se la pace è stata possibile dopo altre guerre, allora perché non dovrebbe essere possibile in Siria?
Alessandro Giuseppe Porcari
INFINE AGGIUNGETE IL NUOVO SINGOLO DI VASCO ROSSI 
"UN MONDO MIGLIORE"


Non è facile pensare di andar via
E portarsi dietro la malinconia
Non è facile partire e poi morire
Per rinascere in un’altra situazione
Un mondo migliore

Non è facile pensare di cambiare
Le abitudine di tutta una stagione
Di una vita che è passata come un lampo
E che fila dritta verso la stazione
Di un mondo migliore
E un mondo migliore

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto
Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore

Non è facile trovarsi su una strada
Quando passa la necessità di andare
Quando è ora è ora è ora di partire
E non puoi non puoi non puoi più rimandare
Il mondo migliore
Un mondo migliore

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto
Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore

giovedì 15 settembre 2016

NEL GROVIGLIO DELLA MIA ESTATE

L'estate volge al termine e con lei tante emozioni, tante situazioni che vorresti dimenticare ma che fanno "curriculum vitae", altre che mi hanno fatto gioire e guardare alla bellezza del cammino nel quale penso che tutto abbia un senso.
Delusioni sono abituato a viverle , non sono momenti che mi tormentano o a cui devo delle vibranti proteste da doverle esprimere nei social network , ormai cerco di farne di ogni cosa una motivazione per vivere meglio. 
Paure, conversazioni, opinioni, scuse, orgoglio e amore, tutto questo è stato parte nel groviglio della mia estate che rimane lì e nulla potrà cancellarla,  non come uno spettro o un fantasma bensì come una parte della mia crescita. 
Devo ringraziare chi mi è stato a fianco, consapevolmente o inconsapevolmente , tutti mi hanno spinto a capire molte cose. Devo ringraziare chi mi ha fatto scoprire che crescere non vuol dire "insegnare" ma continuare ad imparare , chi mi ha insegnato che la vita volge sempre al meglio anche se non sembra, e chi mi ha fatto scorgere che sono abitudinario e nostalgico.
Soprattutto l'ultima lezione che ho imparato riguarda proprio il mio essere nostalgico e di conseguenza abitudinario , una cosa che vivo soprattutto nei cambiamenti importanti della mia vita. Che assurdità non assaporare il momento , vederlo come una minaccia e poi a distanza di mesi capire che è stato un indimenticabile istante della vita. Ma allo stesso tempo penso che la nostalgia non è una minaccia, se vissuta con garbo e intelligenza è un paletto importante. E' bello pensare alla propria vita come una marcia trionfale, indipendentemente da quanti errori o momenti tristi si sono vissuti.



Si non è sempre così semplice, o perlomeno non è sempre "pane e festivalbar", ci sono momenti in cui la nostalgia ti prende e ti porta in posti sconosciuti e rischi di rimescolare le carte della tua vita, insomma c'è sempre da prenderla con le pinze.
Quando ero piccolo non è che mi sentissi sempre felice, vivevo anche a quell'età situazioni tristi o che mi spaventavano, eppure a distanza di vent'anni ringrazio per quello che ho vissuto e soprattutto penso  sempre al fatto che la mia è stata un'infanzia bellissima.
Quest'estate parlando con una persona della mia convulsa nostalgia ho capito che non mi fa capire la bellezza di questo istante, soprattutto del bello che c'è nelle persone di oggi, che ha semplicemente bisogno di uscire allo scoperto.
http://www.adocconsult.com/wp-content/uploads/2014/06/corso-cambiamento-01.jpg
La verità è che abbiamo sempre paura delle cose nuove, perchè ci affidiamo alle cose che abbiamo conosciuto e continuiamo a sbattere in quel punto. La chiesa in evoluzione, il mondo in evoluzione, l'islam che avanza, l'america al voto, il referendum, tutto ci spaventa e quindi: leviamo panchine , protestiamo contro il Papa, ricostruiamo progetti vecchi per poterli rivivere, ma poi ci si accorge che non saranno più come prima perchè o si prende il mondo e lo si vive per quello che è o si sarà per sempre  un triste nostalgico. 
Non è un arrendersi , non è un lasciare tutto com'è , ma è costruire dai mezzi che ho. Facciamo un mondo nuovo con queste persone che sono qui con noi oggi, con i mezzi che abbiamo , parliamo con chi non capiamo, cerchiamo di instaurare una cultura del dialogo.




"Una scimmia da un albero gettò una noce di cocco
in testa ad un sufi.
L'uomo la raccolse, ne bevve il latte, mangiò la polpa e con il guscio
ne fece una ciotola"




martedì 9 agosto 2016

VOLER ESSERE FELICI CON PAURA


Ognuno di noi ambisce alla felicità, e ognuno di noi la identifica in un modo. Molte volte tutto nasce da qualcosa che ci emoziona, che ci fa stare bene e ci procura piacere.
Ci sono piaceri sani e ci sono piaceri che avvelenano, un piacere sano è un'emozione che ci fa sentire amati e che probabilmente ci carica per donarlo ad altri. In alcune circostanze però usiamo questo amore per ricavarne dell'altro, sotto forma di uno "spaccio di droga" e questo trasforma il piacere sano in un piacere avvelenato.
Oggi l'emozione è alla base di ogni nostro rapporto, e probabilmente di ogni nostra scelta.
Quando usciamo da una situazione che ci ha deluso andiamo subito alla ricerca di qualcosa che ci ha fatto stare bene, può essere qualsiasi cosa: un posto, un amico, un ex , una situzione. Alcune volte riusciamo a ricavarne qualcosa da questo, ma dopo un po' di tempo ritroviamo la stessa difficoltà, abbiamo dato a quel "qualcosa" il peso di cambiarci, di donarci un briciolo e non ce l'ha dato come immaginavamo. 
Perchè?

“Quando l’arciere tira senza ambire a un premio particolare, ha tutte le sue capacità; quando tira per vincere una fibbia d’ottone, è già nervoso quando tira per un trofeo dorato, diventa cieco, vede due bersagli e perde la testa. Le sue capacità non sono andate perdute, ma il premio lo turba. Per lui è importante! Pensa più a vincere che a tirare, e il bisogno di vincere gli toglie la sua abilità”

Quando stiamo camminando non riusciamo a goderci il panorama, e se ce lo godiamo pensiamo ad un panorama che abbiamo visto in passato  e ci ha donato molto di più, insomma per noi la felicità è la meta, o comunque qualcosa che ci faccia stare bene.
Certo la felicità ci dona gioia , ma non in questo modo. Se noi diamo ad una persona, ad una cosa, a un posto o a una determinata situazione la responsabilità di farci felici, non saremo mai felici.

"Che cosa cerchi?, domandò il maestro.
La pace, rispose il visitatore. A coloro che cercano di proteggere il proprio ego, la vera pace porta solo scompiglio. E a un gruppo di religiosi che lo rimiravano con aria ebete e gli chiedevano la benedizione disse, con un sorriso malizioso: Possa la pace di Dio sconvolgervi sempre!"

In questi mesi ho capito che se chiediamo di "saper amare" saremo allenati a "saper amare". E amare non è semplice, perchè ci chiede di staccarci dalle nostre sicurezze, da ciò che per noi è sempre stato emozione e piacere.
Invece di imparare ad amare preferiamo liberarci , perchè amare è difficile. ci porta in posti che non vorremmo, in situazioni che non ci hanno dato emozioni, insomma ci fa paura.
Quando pensiamo di amare è perchè abbiamo ricevuto una ricompensa, un ringraziamento , un premio che ci dona qualcosa dentro, Allora stiamo bene e il giorno dopo non pensiamo ad amare in maniera stretta, ma a ricevere quello che abbiamo ricevuto il giorno prima , e il più delle volte non è così. Sto amando o sto provando piacere?

 Un discepolo arrivato da poco domandò a un altro più esperto: Perché mi sembra di ricavare così poco dal fatto di vivere con il maestro? Può forse essere perché sei venuto per apprendere da lui la spiritualità? E tu, si può sapere perché mai sei venuto? Per vederlo allacciarsi le stringhe dei sandali! Era una gioia vedere il maestro eseguire gli atti più semplici: sedersi, camminare, bere una tazza di tè o scacciare una mosca. C'era una grazia in tutti i suoi gesti che lo faceva apparire in armonia con la natura, come se le sue azioni non fossero prodotte da lui, ma dall'universo


martedì 26 luglio 2016

CE LA FAREMO...

E' un susseguirsi di notizie,  di situazioni paradossali ed inaspettate. Ormai il quotidiano è afflitto da bombardamenti inconsistenti e uccisioni barbare, e per non farci mancare nulla anche il lutto dietro casa, che ci sconquassa e ci distrugge.
Mi sveglio e penso : "Oggi dove andremo ?". "Quando finirà?" , e soprattutto "Finirà?".
Domande tentatrici , domande che ipnotizzano e mettono a repentaglio la nostra vita interiore. Paura e angoscia, un mix quasi letale.
"Cosa fare ?" domanda pertinente che chiede silenzio e attenzione, chiede fiducia. Non è facile avere fiducia perchè se guardiamo a quello che accade è meglio dimenticarla e arrendersi.
No, non posso farlo, qui e ora devo affidarmi e avere più fiducia che mai. Sapevamo da tempo che sarebbe stato imminente un momento del genere.
Papa Francesco non lo nascose lo scorso anno quando disse "E' la terza guerra mondiale, la si combatte a macchie, ma c'è!" e allora che fare? Nascondersi ? Non ha senso!
Dobbiamo pregare insieme: musulmani, cristiani , ebrei , buddisti, induisti...tutto il mondo. Pregare per un mondo di condivisione, di integrazione e di pace.
Sono sicuro che ce la faremo, e sono altrettanto sicuro che sarà memorabile vedere questo momento di pace. Sono pazzo ? Sono un utopista? Forse, si...ma il mio ideale mi dice che sarà così. 
"Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno", le cose del mondo possono anche passare, impaurire e metterci a disagio. Ma non uccideranno la nostra speranza, la nostra gioia.
L'amore e la pace ce la faranno. Stiamo uniti, nella pace, nella preghiera , nel pensiero reciproco.
Fratelli cristiani, musulmani , ebrei , uniti verso la pace! CE LA FAREMO...

lunedì 11 luglio 2016

MAGARI TOCCASSIMO IL FONDO

Ho solo 28 anni e non ho molta esperienza per poter dire quante volte nella storia si sia toccato il cosidetto "fondo" , non so nemmeno se si sia toccato onestamente ma mi sembra che la storia parli chiaro.
In questi giorni mi sento un po' infastidito dalle tante violenze che si odono in giro, tanti tipi di violenza non semplicemente quella di sangue e della guerra anche quella delle parole. Mi sembra che tutto sia una lotta senza fine, una battaglia a difendere il proprio "orticello" che il più delle volte si rivela inesistente, quasi sempre un modo per primeggiare.
Non si può negare il fatto che un conflitto a macchie, come diceva Papa Francesco , sia attivo e ciò che preoccupa maggiormente è che il nostro piccolo lo sta sentendo sempre di più.
Ultimo , ma non ultimo, il sindaco della mia città, un giorno fa ha voluto ribadire in un'intervista come  sposare due persone dello stesso sesso sia paragonabile a sposare una persona e un cavallo. Certo ho immaginato subito che non fosse sua volontà descrivere la situazione come paragonare un omosessuale a un cavallo, che comunque è un gran animale e oltrettutto intelligente ed elegante , ma credo che un primo cittadino abbia la possibilità di esprimere le proprie idee in maniera molto più civile e rispettosa. Mi hanno insegnato che per quanto io mi trovi in disaccordo con qualcuno non posso mescolarlo con il giudizio della persona in sè. Invece questo accade sempre più, non solo per il sindaco ma anche per tutti quelli che appoggiano un'idea, mischiano l'idea con le persone e alla fine a rimetterci sono sempre le persone.
Prendiamo il caso di Emanuel, il ragazzo nigeriano ucciso a Fermo, spopola nel web negli ultimi giorni il fatto che sia stata la coppia a iniziare la violenza, come se fosse una buona giustificazione il fatto che sia stato ucciso. In sostanza l'ultrà ha ucciso Emanuel , ma è stato il nigeriano ad aggredirlo per primo. Anche fosse accaduto realmente così non immagino lo abbiano fatto in maniera spontanea e senza un perchè, e soprattutto sfido chiunque stia leggendo a non aver mai risposto in maniera aggressiva (verbale o meno) ad un'offesa. 
Poi tornando sempre più a ritroso, il dramma dei nostri connazionali in Bangladesh, è vero, non è stata fatto biasimo come per altri morti, ma è anche vero che usare le morti italiane per contestare il fatto che vengano menzionate troppo le morti straniere è alquanto ridicolo, soprattutto irrispettoso per i nostri cari connazionali. Usare una morte per contrastare altri morti, che senso ha ?
Mi sembra stiano saltando tutti gli allacciamenti tra il cervello , le mani e la bocca. Invece di mediare, di fare qualcosa per spegnere i focolai di guerriglia , noi arriviamo e proviamo a spegnerli con la benzina.
Il mondo in questo momento non credo abbia bisogno di ulteriori lotte, ha bisogno di gente che va controccorrente a questa società, c'è bisogno del silenzio e della calma , soltanto così possiamo arrivare a comprendere se è più giusta una cosa oppure l'altra.
Invece di passare il tempo a lottare per i nostri interessi dovremmo imparare ad ascoltare, questo è il primo passo per essere Preghiera.



Dal film "La fine è il mio inizio"(2011)
sulla vita di Tiziano Terzani

venerdì 24 giugno 2016

BREXIT O NON BREXIT, TU COS'HAI SCELTO !?!

Devo dire la verità, non sono la persona adatta per commentare quello che è accaduto nel Regno Unito, e tantomeno lo farò, spazzando via tutte possibilità di un commento da “bar sport”, però è anche vero che quello che sta accadendo nelle menti umane in questo periodo è preoccupante.
Il terrorismo, la crisi economica, le banche e ora la Gran Bretagna che esce dall'UE sono piccole avvisaglie di un mondo che sta cambiando, in meglio ? In peggio? Questo a chi spetta dirlo?
Qualcuno a queste domande potrebbe rispondere “vedremo” oppure una delle due scelte tra meglio o peggio. C'è la banda del pessimismo che ricorda come questi segnali siano simili agli anni '30 dove ci si imbattè a poco a poco nella seconda guerra mondiale , e chi invece considera tutto ciò come un nuovo miglioramento senza badare agli altri, ma solo guardando i propri interessi.

Chiuso questo preambolo un po' antipatico penso a me, penso a me da seguace di Cristo, e detta in questa maniera sembra una frase bigotta, ma è la scelta che ho fatto e ogni giorno dovrei ricordare.
Non penso solo a me, penso agli altri seguaci del Vangelo: ai preti , ai laici , ai gruppi cattolici e ai movimenti , alle parrochie e alle comunità tutte. Vorrei parlare a tutte quelle persone che in questo momento fanno parte di tali realtà perchè darei per assodato che se sono lì hanno fatto la scelta di Cristo.
Scegliere Cristo è qualcosa di molto articolato e finito, non c'è nulla di più concreto del Vangelo. Sporcarsi le mani per un mondo di pace, vivere affinchè la mia testimonianza passi attraverso la quotidianità.
Mi sofferemerei su quel “sporcarsi le mani” perchè molti lo fanno , ma lo fanno solo nei propri interessi personali. Quanti preti ho visto litigare tra di loro, parlarsi alle spalle. Quante persone di comunità cattoliche ho potuto cogliere divise, quanti laici si fanno dispetti e si schierano politicamente più che evangelicamente. Io incluso.
Una domanda mi sorge spontanea “Ma se non siamo noi che abbiamo scelto la pace, che vogliamo la felicità e la vera vita, chi cambierà il mondo ?”.
Non posso mettere tutte le energie nell'accoglienza immigrati e poi faticare a salutare e a condividere con una persona che mi sta apparentemente antipatica. Non posso dichiararmi cattolico, leggere in chiesa alla domenica e poi chiedere che l'immigrato se ne torni a casa sua.
Certo , qualcuno penserà, abbiamo dei limiti e per fortuna che è così, ma non possiamo continuamente giustificarli, quella è una tentazione.
Oggi più che mai dobbiamo comprendere e ascoltare quel limite, non giustificarlo continuamente. Dobbiamo essere noi a prendere in mano questo mondo e portarlo nella direzione corretta. No, non è una provocazione, è la realtà! Dobbiamo ricordarci di cosa facciamo parte, cosa professiamo e decidere una volta per tutte se si vuole fare veramente quello che in teoria si è scelto.

Vogliamo unire le nostre realtà per un mondo migliore? Vogliamo sorpassare quel limite che molte volte ci tiene al “calduccio” , o all' “ombra” visto il periodo, e non ci fa andare dove abbiamo scelto?
Io me lo auguro , perchè noi siamo i primi responsabili , noi dobbiamo ricordarci di quel Contatto che ci tiene in Vita, nella Vita vera e in questo modo poterlo comunicare anche agli altri nella condivisone onesta che il mondo ci chiede.



"Se Dio vuole" 2015 di Edoardo Falcone







sabato 4 giugno 2016

" MANGIA ANCHE SE NON SENTI LA FAME "

Era l'estate del 2005 avevo 17 anni e mi entrò per la prima volta una tristezza apparentemente senza causa nella mia vita. Mi sentii inerme, incapace , spaventato e angosciato. In quel momento sembraò che qualcosa nella vita non funzionasse e che non avrebbe mai funzionato.
Erano giorni in cui ero irascibile , avevo paura fortemente del giudizio degli altri e soprattutto mi lasciavo scalfire da questa "stanchezza" interiore.
In quei giorni il primo che si accorse delle mie difficoltà fu mio padre, persona di cui ho avuto sempre una grandissima stima, per il suo sano cinismo, per il suo "andare oltre" , per le sue reazioni a momenti un po' bui. Io credevo  che non avrei mai potuto avere la sua stessa reattività, mi sentivo troppo emotivo.
Un giorno tornai a casa e , cosa più unica che rara, non avevo fame. Ero preoccupato perchè non mi era mai capitato, a tavola decisi di raccontare a mio papà di questa sensazione e lui mi rispose una cosa che mi porto dietro ancora oggi. "Mangia anche se non senti la fame", sembrò una frase banale, e lo può sembrare anche ora ma non è stato così. Quelle parole mi sbloccarono pian piano , mi aiutarono a capire quanto fosse fondamentale muovere quei "motori" che dentro di noi credevamo non potessero muoversi affatto.

E' stato lì che sono cresciuto un po', che per la prima volta ho capito che il capitano della vita sono io, non le mie emozioni seppur anche importanti.
Oggi mi capita ancora di ritrovarmi in un giorno di apatia e tristezza, fatico anche a non dimostrarlo, ma so cosa ho scelto, ricordo che ho scelto la vita e la fiducia verso Qualcuno più grande di me, ho scelto di "mangiare anche se non sento la fame".
Non è sempre facile , alle volte è semplice imbattersi in situazioni che ci colgono sprovvisti, ma il rinnovamento di quella scelta ci può  aiutare a rimembrare cosa penso, cosa voglio, cosa ho intenzione di vivere.

Purtroppo mi ritrovo a sentire di persone che si bloccano alle emozioni tristi o belle che provano in un momento della giornata mettendo a repentaglio anche le situazioni fondamentali della loro vita: famiglia, relazioni, lavoro, vocazioni.

L'emozione è continua , dobbiamo saper cogliere quella positiva, quella che ci cresce , da quella che ci arriva per stanchezza, per un trauma o per un ricordo. La prima va ben coltivata e osservata , mentre l'altra va assecondata anche se persiste per un po'.



Silvano Fausti "dove si trova la fiducia?" 


Mangia quando non senti la fame, non spazientirti e lasciarti vuoto se non trovi la motivazione, la vita comincia sempre da TE!

sabato 23 aprile 2016

LA PERCEZIONE DI ESSERE "LEGGERMENTE" ANTIPATICO

Che non si possa piacere a tutti è qualcosa di normale, ognuno di noi ha le sue cosiddette "simpatie" provenienti da fattori storici o riconoscimenti mentali che ci portano a stare meglio. Un sorriso, un modo di fare, una battuta o un particolare accaduto ci danno la sensazione che quella determinata persona sia sulla nostra stessa linea d'onda o meno.

Anche io come ogni comune mortale ho le mie preferenze, provo comunque a sforzarmi di pensare bene di tutte le persone, non è assolutamente facile ma tentar non nuoce.

Quello che ultimamente un po' mi scoccia è notare come persone che hanno condiviso qualcosa di importante con me, tendano a rimanermi distanti o indifferenti.
Ho la grande fortuna di avere degli amici eccezionali, che adoro aldilà di quello che possono dire su di me, ho sempre avuto la presunzione che per me "amico" è chi incontro lungo la strada della vita e mi condivide qualcosa c, non per forza per lungo tempo e con coerenza, ma comunque ne fa parte.

Poi ci sono altre persone che mi hanno colpito da subito, che mi hanno dato un senso di "casa" solo nel condividere un ideale o un pensiero a me caro. Persone con cui ho costruito qualcosa di veramente importante e con cui ho "spalleggiato" un progetto bellissimo.


Nell'ultimo anno però ho notato che questo mio sentimento , se così si può definire, non era del tutto condiviso, e come dice il primo assioma della comunicazione "E' impossibile non comunicare". A mio modo di vedere è stata una comunicazione abbastanza evidente, un leggero sentimento di antipatia nei miei confronti. Assolutamente legittimo, non credo di essere un bijoux della simpatia e dell'empatia per tutti, ma quando sono le persone che hanno condiviso qualcosa con me , rende triste.

E' vero, ammetto di essere un po' ossessionato da questo, ma forse non lo sarei se avessi chiaro due cose 1) Perchè produco questa sensazione e 2) Te lo chiedi soprattutto quando sono persone con cui potresti "costruire" qualcosa di bello.
"Il bisogno di essere amati, un bisogno antico che rimane impresso nella nostra memoria affettiva.
Da grandi incontriamo situazioni che ci feriscono più del necessario, che ci pesano in maniera sproporzionata, semplicemente perchè ci rimandano a quei ricordi lontani, quando ci siamo sentiti inermi nel nostro senso di solitudine e di impotenza."

Effettivamente tutto ciò pesa in maniera sproporzionata, è un bisogno di sentirsi accolti e accettati. Una delle mie paure è di essere considerato ignorante, di essere visto come un mezzo "naòn" come si dice in veneto (una persona un po' impacciata).

Ammetto di esserlo, ne sono consapevole, sono lento, un po' impacciato , sono anche permaloso ed orgoglioso. Se qualcuno mi fa notare una cosa che mi pesa divento irrascibile, un modo per mostrare che non sono poi così "naòn".
Ma tutto parte da questo "bisogno di essere amati". 
E se fossi io quello che rende antipatici gli altri? E se fossero gli altri a sentirsi poco considerati dal sottoscritto?


"il pericolo dell’amore è l’ossessione della reciprocità. Per questo Gesù non dice solo “amatevi gli uni gli altri”, ma per fortuna (o purtroppo) aggiunge “come io ho amato voi”. Se non ci fosse questo come, continueremmo a misurarci l’un l’altro nell’amore, continueremmo a essere criterio l’uno per l’altro. L’amore diventerebbe, e spesso lo diventa, sdebitarci l’uno con l’altro, superare il senso di colpa, mettersi a posto la coscienza."


Ogni cosa parte dall'amore e sono convinto che arriverà un dialogo dove tutte queste parole. "in un sol boccone", spariranno.

sabato 26 marzo 2016

LA PAURA... (BUONA PASQUA)

La paura è un sentimento che  attanaglia un po' tutti, anche quelle persone che sembrano restarne immuni e semplicemente stanno cercando di nasconderla.
C'è la "paura del silenzio", "la paura dell'abbandono", "la paura della morte", "la paura di fallire" , e mille altre paure.
Tutto è spesso dettato dalla nostra immagine rivolta al futuro, il presente non mette mai così paura come un'aspettativa del domani.

A me i giorni che avvicinano alla Pasqua hanno sempre portato un po' di angoscia, un'angoscia costruttiva ma comunque presente. 
Certo non è la stessa angoscia che ha provato Cristo sul Calvario, e non è nemmeno quello che provano i "nuovi" Gesù che oggi vivono l'angoscia di una guerra inutile, vivono l'esperienza di rischiare la vita lungo i nostri mari per una nuova, vivono la morte di un figlio o di una persona cara.
Ed è proprio lì, verso queste persone, che oggi meditando è andato il mio pensiero.
Ci affanniamo continuamente in pensieri che riguardano il "domani", il nostro lavoro, la nostra vocazione, il nostro amore... E invece queste persone mettono in discussione i propri sogni , le proprie vocazioni, per una guerra inutile o per una morte inaspettata.
Chissà cosa avrebbero voluto fare nel proprio paese, chissà cosa avrebbero voluto costruire o progettare. Invece sono costretti a cercare una vita "sconosciuta" , una gioia che sembra illusoria, senza speranza.

Quanto siamo egoisti noi, ci facciamo comandare da paure che ci rinchiudono in catene, che ci obbligano a scappare, che ci fanno evitare fatiche e ostacoli.

Per fortuna che anche per me, condizionato dalle paure, arriva la Pasqua. Arriva a dirmi "ti amo", "voglio che tu sia felice, già ora". Non importa dove abbiamo scelto di andare, non importa se abbiamo dubbi o ci sentiamo angosciati, tutto questo non importa.
"La vera vocazione è amare" diceva un Fratello Comboniano qualche anno fa.

Qui sotto un piccolo estratto di Silvano Fausti, gesuita morto nel 2015, che ci spiega dove sta la felicità e quindi l'assenza della paura.



L'amore e la fiducia, ecco cosa viene a consegnarci la Pasqua. Viene a dirci che dove siamo va benissimo, ma dobbiamo trasformarlo. 
Gesù non ha cambiato i discepoli, non li ha levati dall'essere pescatori o menti illustre, li ha trasformati.
Ogni scelta che facciamo la facciamo con il cuore, se l'abbiamo scelta qualcosa ce l'avrà indicata, poi comincia la paura , il dubbio... Ed è lì che dobbiamo trasformarci, e soltanto l'amore può farlo.

Gesù non è un eroe che si è lasciato inchiodare su una croce, ho sempre creduto che se avesse potuto evitarla non avrebbe rinunciato. Ma appunto non fa l'eroe, semplicemente trasforma quel tragico momento in Vita. 
La Pasqua appunto è Vita, e viene a dirci ovunque siamo "Sei Felice".


giovedì 10 marzo 2016

LA MIA "SINDROME DA FARISEO"

Erano giorni che pensavo a quanto purtroppo  mi ritrovo a giudicare le scelte di persone a me vicine, sicuramente lo faccio con un po' di amore , con un po' di speranza verso queste sperando possano "svegliarsi", ma comunque è un giudizio. 
Ecco che nonostante tutto c'è Qualcuno che mi risponde, anche in maniera perfetta, precisa e tempestiva:

1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". 11 Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più".


Foto tratta da ilmessaggero.it
Il Vangelo di Domenica arriva come un orologio svizzero, immediato. Sono un "fariseo" nel mio piccolo, giudico e mi arrabbio con un altro perchè forse mi arrabbio su qualcosa che non piace a me ed è insito in me.
L'adulterio all'epoca di Cristo era qualcosa di estremamente condannabile, lo è anche oggi a parole, ma Gesù non guarda alla vita di quella donna, non giudica ciò che è stato, la invita a cambiare e basta. I farisei invece la condannano, condannano le loro nefandezze in fin dei conti, Gaetano Piccolo scrive in un commento: " Il giudizio molte volte nasce dalla frustrazione . Se siamo sereni nelle scelte che facciamo, saremo meno esposti al giudizio sugli altri. La domanda che Gesù ci pone è - Perchè vuoi spaccarle la testa ? Perchè vuoi eliminarla ? Che cosa ti da fastidio, quale aspetto di lei ti mette in crisi ? ".

Molte volte siamo maghi nel nascondere questo giudizio , lo travestiamo da ragionamento, quante volte mi capita! "No ma alla fine per me può fare quello che vuole!" E' un modo per camuffare in realtà la nostra "allergia" a questa persona, o a noi stessi.
Quante volte ho detto così, quante volte ho "vestito" da ragionamento il giudizio. Se realmente pensassi a quella persona come "può fare quello che vuole" non mi metterei a parlare di lei.

Parlare dell'altro , soprattutto dei suoi errori , è un modo per sentirci migliori. E' un modo per coprire un attimo quello che sbagliamo noi.

La Quaresima sta soprattutto qui, questi sono i fioretti che dovremmo fare, lasciare il giudizio dove sta. 

Meno digiuni di cibo e più relazioni vere, questo è quello che penso da Fariseo che ha voglia di cambiare.

domenica 28 febbraio 2016

ULTIMA ORA



Amore ha sempre avuto sfaccettature di dolcezza, intimità, passione e gioia libera nel nostro contesto societario, ma la verità a volte è un'altra , amore ha a che fare con qualcuno che ci scomoda, che dobbiamo accogliere e rispettare.
Film, canzoni , immagini invece ci hanno abituato a vedere l'amore come qualcosa di individuale, qualcosa che è solo per noi e che ci fa contenti.
L'amore invece è qualcosa di spinoso e complesso per l'individuo, mette in relazione me con qualcuno o qualcosa che non è per molti versi come me.

In una coppia appena l'amore chiede spazio arrivano le prime difficoltà, ognuno mette in campo le proprie debolezze e le proprie preferenze, e l'esercizio che bisognerebbe fare è quello di comprendere e accogliere queste preferenze o debolezze.
Oggi per i giovani amare è una cosa un pochino sconosciuta perché la voglia di “scappare” da qualcosa o da qualcuno che ci può opprimere è dietro l'angolo. Allo stesso tempo però “amare” è una cosa che ci attrae , che ci spinge nella vita anche se quando arriva ci “chiede il conto”.

La prima volta che mi sono trovato di fronte ad una persona che mi amava e che avrei dovuto amare sono stato colto dall'ansia. “Oddio, non sarò libero!” , “Non potrò più vivere come piace a me”.
L'altro ci scombussola, ci chiede di essere ascoltato, di essere accolto.

Questo non vale solo per le coppie , vale per tutte quelle persone che hanno scelto nella vita di seguire la legge dell'AMORE.
I Sacerdoti o chi ha scelto una vita religiosa ,ad esempio, non hanno una relazione di coppia ma hanno scelto di lasciarsi sconvolgere e coinvolgere dalla vita degli altri e non sempre per loro è facile coglierlo, perlomeno non per tutti.
Gaetano Piccolo scrive : “Le coppie hanno la fortuna di doversi allenare tutti i giorni ad amare”, insomma amare non è una cosa semplice richiede molte cose, soprattutto abbandono e fiducia.

Nell'amare c'è il lasciarsi amare , è tutto lì , confidando nel fatto che nulla sarà dimenticato di me e che anche io devo amarmi, ascoltarmi e capire di cosa ho bisogno.
Amare comprende il non giudizio, la completa sospensione del giudicare l'altro.





Visto solo in questa ottica l'amore sembra essere qualcosa di cinico e faticoso, effettivamente lo è, ma non perchè è la sua reale conformazione , semplicemente per i nostri limiti. Siamo noi che lo facciamo diventare così.

Anche nell'amicizia accade questo, quando l'altro non risponde ai miei "comandi", a ciò che cerco da lui, non riesco più ad amarlo. "Io ti amo nel momento in cui rispondi alle mie richieste", la nostra mente pone sempre questo limite. 
"Io ho una passione, tu ne hai un'altra, non possiamo condividere".

Da amico, da fidanzato e da confidente mi trovo spesso di fronte a questi limiti, miei e di chi mi sta attorno. L'amore sembra travestito da qualcosa di spiacevole, o almeno la nostra mente lo traveste da qualcosa di negativo, pesante e tormentato.

De Mello diceva "L'amore è l'unica vocazione dell'uomo", uno può essere d'accordo o meno , ma è così.

Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire. Jim Morrison.

Quello che accade è proprio questo, improvvisamente l'amore ci fa paura. La mia vita non è più controllata da me, non sono io che guido ma è qualcosa che non so dove andrà.

Chiudo con questa storiella che ho letto un po' di tempo fa e la dice lunga su cosa dovremmo fare per imparare ad amare: 

"L'aereo continuava a tremare , le turbolenze erano talmente tante che la gente cominciava a stare male. Gente che pregava, alcuni completamente in panico. Ad un certo punto scorgo un bambino seduto da solo , sereno e inconsapevole, gli chiedo - Bambino ma non hai paura?- e lui - No, perchè dovrei ? Mio papà è il pilota-".