Ognuno di noi ambisce alla felicità, e ognuno di noi la identifica in un modo. Molte volte tutto nasce da qualcosa che ci emoziona, che ci fa stare bene e ci procura piacere.
Ci sono piaceri sani e ci sono piaceri che avvelenano, un piacere sano è un'emozione che ci fa sentire amati e che probabilmente ci carica per donarlo ad altri. In alcune circostanze però usiamo questo amore per ricavarne dell'altro, sotto forma di uno "spaccio di droga" e questo trasforma il piacere sano in un piacere avvelenato.
Oggi l'emozione è alla base di ogni nostro rapporto, e probabilmente di ogni nostra scelta.
Quando usciamo da una situazione che ci ha deluso andiamo subito alla ricerca di qualcosa che ci ha fatto stare bene, può essere qualsiasi cosa: un posto, un amico, un ex , una situzione. Alcune volte riusciamo a ricavarne qualcosa da questo, ma dopo un po' di tempo ritroviamo la stessa difficoltà, abbiamo dato a quel "qualcosa" il peso di cambiarci, di donarci un briciolo e non ce l'ha dato come immaginavamo.
Perchè?
“Quando l’arciere tira senza ambire a un premio particolare, ha tutte le sue capacità; quando tira per vincere una fibbia d’ottone, è già nervoso quando tira per un trofeo dorato, diventa cieco, vede due bersagli e perde la testa. Le sue capacità non sono andate perdute, ma il premio lo turba. Per lui è importante! Pensa più a vincere che a tirare, e il bisogno di vincere gli toglie la sua abilità”
Quando stiamo camminando non riusciamo a goderci il panorama, e se ce lo godiamo pensiamo ad un panorama che abbiamo visto in passato e ci ha donato molto di più, insomma per noi la felicità è la meta, o comunque qualcosa che ci faccia stare bene.
Certo la felicità ci dona gioia , ma non in questo modo. Se noi diamo ad una persona, ad una cosa, a un posto o a una determinata situazione la responsabilità di farci felici, non saremo mai felici.
"Che
cosa cerchi?, domandò il maestro.
La
pace, rispose il visitatore. A coloro che cercano di proteggere il
proprio ego, la vera pace porta solo scompiglio. E a un gruppo di
religiosi che lo rimiravano con aria ebete e gli chiedevano la
benedizione disse, con un sorriso malizioso: Possa la pace di Dio
sconvolgervi sempre!"
In questi mesi ho capito che se chiediamo di "saper amare" saremo allenati a "saper amare". E amare non è semplice, perchè ci chiede di staccarci dalle nostre sicurezze, da ciò che per noi è sempre stato emozione e piacere.
Invece di imparare ad amare preferiamo liberarci , perchè amare è difficile. ci porta in posti che non vorremmo, in situazioni che non ci hanno dato emozioni, insomma ci fa paura.
Quando pensiamo di amare è perchè abbiamo ricevuto una ricompensa, un ringraziamento , un premio che ci dona qualcosa dentro, Allora stiamo bene e il giorno dopo non pensiamo ad amare in maniera stretta, ma a ricevere quello che abbiamo ricevuto il giorno prima , e il più delle volte non è così. Sto amando o sto provando piacere?
Un
discepolo arrivato da poco domandò a un altro più esperto: Perché
mi sembra di ricavare così poco dal fatto di vivere con il maestro?
Può forse essere perché sei venuto per apprendere da lui la
spiritualità? E tu, si può sapere perché mai sei venuto? Per
vederlo allacciarsi le stringhe dei sandali! Era una gioia vedere il
maestro eseguire gli atti più semplici: sedersi, camminare, bere una
tazza di tè o scacciare una mosca. C'era una grazia in tutti i suoi
gesti che lo faceva apparire in armonia con la natura, come se le sue
azioni non fossero prodotte da lui, ma dall'universo

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