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sabato 23 aprile 2016

LA PERCEZIONE DI ESSERE "LEGGERMENTE" ANTIPATICO

Che non si possa piacere a tutti è qualcosa di normale, ognuno di noi ha le sue cosiddette "simpatie" provenienti da fattori storici o riconoscimenti mentali che ci portano a stare meglio. Un sorriso, un modo di fare, una battuta o un particolare accaduto ci danno la sensazione che quella determinata persona sia sulla nostra stessa linea d'onda o meno.

Anche io come ogni comune mortale ho le mie preferenze, provo comunque a sforzarmi di pensare bene di tutte le persone, non è assolutamente facile ma tentar non nuoce.

Quello che ultimamente un po' mi scoccia è notare come persone che hanno condiviso qualcosa di importante con me, tendano a rimanermi distanti o indifferenti.
Ho la grande fortuna di avere degli amici eccezionali, che adoro aldilà di quello che possono dire su di me, ho sempre avuto la presunzione che per me "amico" è chi incontro lungo la strada della vita e mi condivide qualcosa c, non per forza per lungo tempo e con coerenza, ma comunque ne fa parte.

Poi ci sono altre persone che mi hanno colpito da subito, che mi hanno dato un senso di "casa" solo nel condividere un ideale o un pensiero a me caro. Persone con cui ho costruito qualcosa di veramente importante e con cui ho "spalleggiato" un progetto bellissimo.


Nell'ultimo anno però ho notato che questo mio sentimento , se così si può definire, non era del tutto condiviso, e come dice il primo assioma della comunicazione "E' impossibile non comunicare". A mio modo di vedere è stata una comunicazione abbastanza evidente, un leggero sentimento di antipatia nei miei confronti. Assolutamente legittimo, non credo di essere un bijoux della simpatia e dell'empatia per tutti, ma quando sono le persone che hanno condiviso qualcosa con me , rende triste.

E' vero, ammetto di essere un po' ossessionato da questo, ma forse non lo sarei se avessi chiaro due cose 1) Perchè produco questa sensazione e 2) Te lo chiedi soprattutto quando sono persone con cui potresti "costruire" qualcosa di bello.
"Il bisogno di essere amati, un bisogno antico che rimane impresso nella nostra memoria affettiva.
Da grandi incontriamo situazioni che ci feriscono più del necessario, che ci pesano in maniera sproporzionata, semplicemente perchè ci rimandano a quei ricordi lontani, quando ci siamo sentiti inermi nel nostro senso di solitudine e di impotenza."

Effettivamente tutto ciò pesa in maniera sproporzionata, è un bisogno di sentirsi accolti e accettati. Una delle mie paure è di essere considerato ignorante, di essere visto come un mezzo "naòn" come si dice in veneto (una persona un po' impacciata).

Ammetto di esserlo, ne sono consapevole, sono lento, un po' impacciato , sono anche permaloso ed orgoglioso. Se qualcuno mi fa notare una cosa che mi pesa divento irrascibile, un modo per mostrare che non sono poi così "naòn".
Ma tutto parte da questo "bisogno di essere amati". 
E se fossi io quello che rende antipatici gli altri? E se fossero gli altri a sentirsi poco considerati dal sottoscritto?


"il pericolo dell’amore è l’ossessione della reciprocità. Per questo Gesù non dice solo “amatevi gli uni gli altri”, ma per fortuna (o purtroppo) aggiunge “come io ho amato voi”. Se non ci fosse questo come, continueremmo a misurarci l’un l’altro nell’amore, continueremmo a essere criterio l’uno per l’altro. L’amore diventerebbe, e spesso lo diventa, sdebitarci l’uno con l’altro, superare il senso di colpa, mettersi a posto la coscienza."


Ogni cosa parte dall'amore e sono convinto che arriverà un dialogo dove tutte queste parole. "in un sol boccone", spariranno.

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