L'estate volge al termine e con lei tante emozioni, tante situazioni che vorresti dimenticare ma che fanno "curriculum vitae", altre che mi hanno fatto gioire e guardare alla bellezza del cammino nel quale penso che tutto abbia un senso.
Delusioni sono abituato a viverle , non sono momenti che mi tormentano o a cui devo delle vibranti proteste da doverle esprimere nei social network , ormai cerco di farne di ogni cosa una motivazione per vivere meglio.
Paure, conversazioni, opinioni, scuse, orgoglio e amore, tutto questo è stato parte nel groviglio della mia estate che rimane lì e nulla potrà cancellarla, non come uno spettro o un fantasma bensì come una parte della mia crescita.
Devo ringraziare chi mi è stato a fianco, consapevolmente o inconsapevolmente , tutti mi hanno spinto a capire molte cose. Devo ringraziare chi mi ha fatto scoprire che crescere non vuol dire "insegnare" ma continuare ad imparare , chi mi ha insegnato che la vita volge sempre al meglio anche se non sembra, e chi mi ha fatto scorgere che sono abitudinario e nostalgico.
Soprattutto l'ultima lezione che ho imparato riguarda proprio il mio essere nostalgico e di conseguenza abitudinario , una cosa che vivo soprattutto nei cambiamenti importanti della mia vita. Che assurdità non assaporare il momento , vederlo come una minaccia e poi a distanza di mesi capire che è stato un indimenticabile istante della vita. Ma allo stesso tempo penso che la nostalgia non è una minaccia, se vissuta con garbo e intelligenza è un paletto importante. E' bello pensare alla propria vita come una marcia trionfale, indipendentemente da quanti errori o momenti tristi si sono vissuti.
Si non è sempre così semplice, o perlomeno non è sempre "pane e festivalbar", ci sono momenti in cui la nostalgia ti prende e ti porta in posti sconosciuti e rischi di rimescolare le carte della tua vita, insomma c'è sempre da prenderla con le pinze.
Quando ero piccolo non è che mi sentissi sempre felice, vivevo anche a quell'età situazioni tristi o che mi spaventavano, eppure a distanza di vent'anni ringrazio per quello che ho vissuto e soprattutto penso sempre al fatto che la mia è stata un'infanzia bellissima.
Quest'estate parlando con una persona della mia convulsa nostalgia ho capito che non mi fa capire la bellezza di questo istante, soprattutto del bello che c'è nelle persone di oggi, che ha semplicemente bisogno di uscire allo scoperto.
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La verità è che abbiamo sempre paura delle cose nuove, perchè ci affidiamo alle cose che abbiamo conosciuto e continuiamo a sbattere in quel punto. La chiesa in evoluzione, il mondo in evoluzione, l'islam che avanza, l'america al voto, il referendum, tutto ci spaventa e quindi: leviamo panchine , protestiamo contro il Papa, ricostruiamo progetti vecchi per poterli rivivere, ma poi ci si accorge che non saranno più come prima perchè o si prende il mondo e lo si vive per quello che è o si sarà per sempre un triste nostalgico.
Non è un arrendersi , non è un lasciare tutto com'è , ma è costruire dai mezzi che ho. Facciamo un mondo nuovo con queste persone che sono qui con noi oggi, con i mezzi che abbiamo , parliamo con chi non capiamo, cerchiamo di instaurare una cultura del dialogo.
"Una scimmia da un albero gettò una noce di cocco
in testa ad un sufi.
L'uomo la raccolse, ne bevve il latte, mangiò la polpa e con il guscio
ne fece una ciotola"

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