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giovedì 17 ottobre 2013

9 Gennaio 2013- "IL SILENZIO"

Chi di noi da piccolo non ha mai sentito frasi che parlavano di solitudine? Tutte la ricoprivano come una delle “malattie” più brutte, io ad esempio pensavo e speravo di non dover mai arrivare a provare questo tipo di emozione, di chiusura.
La solitudine ha molte sfacettature, lo vedremo nei capitoli che seguiranno, ma una in particolare è la causa di tutta la chiusura e la mole di pensieri che ci fa avere. Spero di riuscire in questo capitolo, come negli altri, a spiegare cosa voglio intendere.
«Se non impariamo a prenderci almeno cinque minuti al giorno di silenzio, non riusciremo mai a vivere felici». Questa è stata la frase che un carissimo amico frate disse a una ventina di giovani un giorno di Novembre.
Il silenzio, questo sconosciuto” potrebbe essere il titolo azzeccatissimo di un libro, perchè è verità che noi non sappiamo stare in silenzio, ed è altrettanto ver che quando casualmente ci troviamo ad esserlo facciamo di tutto per allontanarlo, o ancor peggio cadiamo nella paranoia più totale, aggravando sulla nostra mente, sul nostro cuore e producendo sentimenti depressivi. Il silenzio produce effetti negativi in noi perchè la nostra società ha ricamato su di lui moltissimi aspetti di negatività, come ha fatto?? Con la velocità che tanto abbiamo nominato prima. Esempio di tutto questo? Un detto “Chi si ferma è perduto!”.
Invece è importante sapere che il silenzio è la medicina naturale contro la solitudine! Vediamo di capirci un po'.
Moltissimi Santi , mistici e pensatori hanno adottato il silenzio come stile di vita, è sono diventate figure piene di vita in tutto il mondo. Il mondo orientale ne è l'esempio più plateale, in India troviamo moltissimi esempi di silenzio.
Come non ricordare ad esempio Mahatma Gandhi, il profeta della non violenza, della pace e della mediazione; sembrava un personaggio fragile, gracile e invece il silenzio lo ha fatto diventare una persona di una tenacia e di una determinazione eccelsa.
Insomma sono moltissimi gli esempi di persone che hanno custodito, perseverato questo dono, ma in profondo cos'è questo silenzio?
Il silenzio è il primo amico per conoscere noi stessi, ogni volta che ci fermiamo o siamo soli , per qualsiasi motivo, i primi pensieri che potrebbero venire nella nostra mente sono le cosidette “paranoie”. Il mondo le ha battezzate con questo nome, non sbagliando moltissimo per certi aspetti, ma comunque una definizione azzardata.
Le “paranoie” che si fanno in un momento di silenzio sono le immagini che la nostra mente ha elaborato per portare a galla qualcosa di noi. L'immagine non è mai reale, e se presa in maniera ortodossa rischia di divenire una vera ossessione.
Bisogna non fermarsi a quell'immagine, non giudicarsi e cominciare a “staccare” l'etichetta che la nostra mente ha appiccicato per andare sempre più nel profondo. Andando sempre più nel profondo si manifestano quelle che i maestri orientali chiamano illuminazioni.
L'illuminazione è quella piccola chiave che ci permette di “parlare” con noi stessi, di cominciare a comprenderci, a capire perchè abbiamo determinate reazioni alla vita. Gli orientali la chiamano ILLUMINAZIONE , gli occidentali la chiamano PARANOIA.
Il mondo occidentale si ferma all'immagine, si blocca su quella elaborazione e ha tre reazioni:
1- Dimenticare immediatamente l'immagine creata producendo qualcosa: lavori compulsivi e spesso stancanti per arrivare a decocentrarsi.
2- Bloccarsi su quell'immagine, convincersi che sia la causa di tutti i mali, si entra nella PARANOIA che spesso può sfociare nella depressione.
3- Dopo qualche giorno di crisi il desiderio di conoscersi, di farsi aiutare da qualcuno per arrivare a capire cosa fare per avere una minima conoscenza di sé.
Correva l'estate del 2011 ero veramente provato, stressato e avevo staccato con tutto quello che era il mio mondo tecnico-spirituale: parrocchia, campiscuola ecc... Avevo deciso di fare solo l'esperienza di Madrid, nella Giornata Mondiale della gioventù. Staccando dalle cose tecniche sono stato costretto a fermarmi, in quel momento ho conosciuto il silenzio. E' stata una bomba, mille cose giravano per la testa, come se ci fossero mille persone che volevano farsi conoscere contemporaneamente “Ciao io sono...” , “Ciao io invece sono...” e così via. Una notte tornai a casa da una serata tra amici e decisi che per spegnere quelle PARANOIE dovevo pregare! Così da buon Cristiano Cattolico presi il mio mega Rosario e cominciai la dose di Ave Maria, cosiddetto “Rosario ansiolitico”, il metodo più amato dalla cultura cattolica. Non funzionava, più aumentavo l'Ave Maria più le PARANOIE si moltiplicavano. Mi chiedevo “Perchè?”, l'intenzione era quella di far intercedere Maria per placare le mie ansie. Ma nulla, niente, era come se nessuno mi volesse ascoltare, il risultato è stata una notte in bianco.
Sapete perchè? Perchè la Preghiera non è un “ansiolitico” è qualcosa di molto più grande. Ed è lì nel nostro silenzio , in quelle che noi chiamiamo PARANOIE. Maria mi stava ascoltando, e anche Gesù mi stava ascoltando, come fa con tutti noi, ma non sono ansiolitici, perchè un ansiolitico non ci aiuta a comprenderci, copre soltanto i problemi. La Preghiera è di più, è andare a fondo nel silenzio, è comprendere, accogliere, è amare.
Ecco il silenzio, dobbiamo abituarci a lasciarlo “parlare”, cominciare a prenderci almeno cinque minuti durante la giornata. Una volta presi questi cinque minuti cominciare a tagliarsi sempre più spazio.

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