Una volta che ci si è "illuminati" il cammino diventa piuttosto in discesa. La consapevolezza di sè stessi è sufficiente a garantire per alcuni mesi o anni un autocontrollo personale efficiente.
Quelle fragilità che prima erano un fardello ora diventano "fiori" da testimoniare alle persone, mezzo da prendere ed utilizzare per aiutare chi è in difficoltà.
"Io ci sono riuscito, e se ci sono riuscito io con tutte le mie debolezze puoi riuscirci anche tu!".
Certo non è un "marketing" molto semplice su cui lavorare, le persone per fortuna devono sì avere testimonianze vere ma devono fare soprattutto esperienza personale di salvezza, senza di essa non si può pensare di convertire il Cuore.
Con gli anni e con l'aumentare di lavoro, famiglia e impegni, la riflessione su sè stessi affievolisce o più precisamente viene dimenticata. La Scelta , la Preghiera sì, sono presenti ma sono appesantite da cose e da eventi che hanno preso il sopravvento.
Quando mi addormento la sera mi accorgo che per dormire ho bisogno di usare lo smartphone o guardare la tv. Mi diventa più difficile farlo naturalmente, o dopo una lettura.
La mattina non ho tempo di pregare, aspetto occasioni che mi siano proposte. E quando vivo la Santa Messa domenicale l'attenzione non è viva, mi accontento della presenza, di quella presenza che per i Cristiani è una delle "medicine" al senso di colpa che si è installato in noi.
In tutta questa corsa contro il tempo arriva un momento in cui per un motivo più semplice o per un motivo più importante ci si ferma.
E quando ti fermi ti accorgi che dalla finestra della tua vita c'è qualche spiffero che si è aperto. Entra aria che per un attimo ti porta ai periodi difficili, da un lato ti spaventa e mi spaventa.
Mi accorgo che ho dimenticato e tralasciato molte cose, mi accorgo che mi sono abbandonato a rabbia, disperazione, pensieri, emozioni (postive o negative)... Il tutto dimenticandomi di me.
Mi sono illuso di essere già arrivato, mi sono dimenticato da dove sono arrivato. Da che punto di partenza ho cominciato questa mia crescita.
Per me è sempre stato un principio di vita "Non dimenticarti da dove arrivi". Sia a livello esperienziale, carrieristico e spirtuale.
Non è "Sono stato fragile" ma "Sono ancora fragile", come non è "Sono stato felice" ma "Sono ancora felice", dipende di cosa sto godendo.
Sto godendo per un'emozione o per una compagnia di una persona? Sto godendo di un panorama o di un riconoscimento?
Sto godendo di me stesso o dell'idea che hanno gli altri di me?
Sto pensando a questo istante o sono in ansia per quello che accadrà domani?
Certo non è semplice uscire da questo meccanismo, ma non è impossibile.
IO SONO BELLO PERCHE' SONO COSì
Gv 21,15
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simone Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro? Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che io ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene! Gli disse: “Pasci le mie pecore”.
Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene? Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”.
E gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore”.
"Benedetta Follia" - Carlo Verdone, 2018
Fermarsi però è importante,avere anche un'occasione casuale per farlo è una boccata d'ossigeno.
Hai l'opportunità di ridimensionare le paure "è una paura che ritorna o un'opportunità di rivedere delle cose?".
Io credo ancora nella seconda, con parsimonia e naturalmente senza dimenticare da dove arrivo.

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