Avete mai provato la paura che un bel periodo non possa tornare più? Ed ogni cosa che percepite: un profumo, un suono, un' immagine la riconducete a quel momento e pensate "Oddio, e se quel periodo non tornasse mai più?".
Poche settimane fa ho provato anche io questa paura , ripensavo a due anni orsono quando uscii da un momento di crisi e le rose della "primavera" mi apparvero pian piano e cominciai a godere del bellissimo periodo che stavo vivendo, certo non senza qualche inghippo ma con una grande forza e spirito di Vita.
All'epoca pensavo di essere cresciuto e che avevo finalmente trovato una buona pace.
Qualche mese fa invece al ritorno da un'esperienza favolosa cominciai a sentire qualche spiffero che cominciò ad inquietarmi, capii che stava sopraggiungendo un nuovo momento di prova, pensavo che sarebbe stato molto simile a quello vissuto due anni prima , così cercai di tappezzare un po' quei momenti con quello che avevo imparato. A tratti ha funzionato, sintomo di una crescita , in altre circostanze no...E quanta paura tutto questo.
Il momento più brutto è quando torna una paura che sembrava svanita, una scelta presa velocemente, la consapevolezza che potresti deludere qualcuno di importante e anche te stesso. Un tunnel da cui non si può uscire e tornare.
A quel punto capisci che non puoi torrnare, così ricerchi quei momenti, quei posti, quelle persone che ti hanno fatto stare bene , pensi che rivivendole ti possano aiutare a tappezzare questi momenti di deserto.
Capisci che nemmeno questo è giusto, certo possiamo tornare e fare memoria in questi posti... è importantissimo , ma non possiamo tappezzare, questo momento è unico, non è e non sarà. Potrà assomigliare ad altri ma resta comunque unico.
Così la malinconia ti prende , annusi, guardi, rivedi con la mente momenti che non tornano ed è un colpo a doppia lama sul cuore, un po' bello e un po' doloroso.

Nel mentre che vivi questa malinconia non riesci ad accettare questo momento , non si riescI a viverlo ed è così che l'ansia , la preoccupazione e la paura prendono il sopravvento. Non sono uno psicologo ma penso che il motivo sia duplice: non accettazione di ciò che sono e non accettazione di questo momento.
Un giorno torno a casa e leggo un passo del libro -LASCIARSI LEGGERE DENTRO- di Padre Gaetano Piccolo , si parla di Nicodemo (Gv 3,1-21).
Padre Piccolo scrive " Il cuore di Nicodemo è chiuso alla novità che Gesù vuole portare nella sua vita. Nicodemo vuole sentirsi rassicurato e questo, per lui, vuol dire tenere ben saldo il timone della propria vita , Gesù al contrario continua ad usare il verbo "generare" al passivo: Nicodemo dovrebbe lasciarsi generare."
Sono io Nicodemo, sono io , cerco persone che mi rassicurino, che mi dicono che va tutto bene, il che non è sbagliato, ma ci sono dei momenti nella vita in cui per andare avanti abbiamo bisogno di essere generati o rigenerati, dobbiamo staccarci dal bordo della piscina che ci fa paura. Il dentista che ci dice "Se tieni la bocca chiusa non riesco ad intervenire" e noi presi dalla paura serriamo la bocca.
Così comincio a capire che tutto sta in questo , che questo momento non sta nel passato e nemmeno nel futuro , sta adesso ...sta nella GRAZIA!
da www.vitabolario.blogspot.it di Don Piero Mandruzzato
Grazia è una ragazza di un villaggio che riceve la visita di un uomo sorridente, e quello le chiede se Dio può nascere in lei. E lei si spaventa, e chiede ragioni, e dice sì.
Grazia è un bambino disabile che gioca, con un sorriso largo più degli altri.
Grazia è una mamma che si trova in braccio un figlio non cercato, nei cui occhi legge che la propria vita è più grande di quella che aveva pensato.
Grazia è una donna che non riesce a far nascere nessun bambino, e guarda le sue mani che vorrebbero cullarlo e non diventa triste, e comincia a vedere quante persone quelle mani possano toccare.
Grazia è guidare verso casa con tutta la giornata nella testa, fermarsi al passaggio a livello e scoprirsi a guardare la propria vita dall’alto, e sorprendersi a cantare.
Grazia è accudire per mesi, anni, il suo corpo inerte, pettinare i capelli con le dita, e saper sentire la sua voce quando non parla più.
Grazia è due amici che parlano, si raccontano le cose, e poi fanno silenzio e guardano insieme il mondo.
Grazia è un ragazzo che non ha un padre che lo ascolta, ha una madre che parla troppo, e decide di chiedere a un altro adulto di poterlo andare a trovare.
Grazia è uscire di chiesa, abbandonare una messa perché non si sopporta più il contrasto tra le cose alte che si celebrano e lo scacco cocente di ciò che si vive nella realtà. Uscire senza scandalo, senza contestazione, con tristezza, conservando il desiderio che si levi anche per noi la luce che fa nuove tutte le cose.
IL MOMENTO DI GRAZIA E' QUESTO!
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